Pennisi: «I boss calpestano la fede»

Il vescovo duro contro Cosa nostra a una cerimonia in ricordo del giudice Rosario Livatino, ucciso 22 anni fa: "La mafia è incompatibile con la vita cristiana"

ENNA. I suoi attacchi antimafia gli sono già costati l’ira di Cosa nostra di Gela, che nel 2008 lo fece bersaglio di pesanti intimidazioni. Eppure il vescovo Michele Pennisi torna a lanciare un monito contro i boss. Lo ha fatto ieri a Grottacalda, dove il presidente dell’ente parco minerario Floristella-Grottacalda Giuseppe Lupo ha organizzato una cerimonia per commemorare il sacrificio del magistrato Rosario Livatino, ucciso 22 anni fa da alcuni appartenenti alla “stidda” agrigentina. “La mafia è incompatibile con la vita cristiana”, ha tuonato monsignor Pennisi.
Secondo il vescovo, la Chiesa siciliana non può non sentirsi legata alla presa di coscienza dettata da Giovanni Paolo II nel 1993 a Agrigento; e al “conseguente rifiuto di ogni compromissione della comunità ecclesiale col fenomeno mafioso”. “Essa – ha aggiunto, riferendosi alla Chiesa dell’Isola – non può tornare indietro su questa via.
Tanto più che questo cammino storico è stato, per così dire, suggellato dalla splendida testimonianza del martirio di un prete come don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia solo perché fedele al suo ministero; e di diversi cristiani laici come Rosario Livatino e tanti altri magistrati e esponenti delle forze dell’ordine, “martiri della giustizia”. Il collegamento tra giustizia e carità cristiana – ha sottolineato il vescovo – portò il giudice Livatino all’impegno civile per la promozione della legalità e dell’onestà”.
Un servizio nell'edizione di Enna del Giornale di Sicilia in edicola oggi.

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