Il piazzese ucciso a sprangate Il pm: 14 anni per l’ex moglie

L’altro imputato è il patrigno della donna. La sentenza è attesa per domani
Enna, Archivio

PIAZZA ARMERINA. È attesa per domani mattina dal gup di Alessandria la sentenza del processo di  rito abbreviato per l’omicidio di Giampierluigi Cannetti, piazzese di 35 anni. Imputati, rei confessi, sono altri due piazzesi residenti in Piemonte: Monia Nobile, 34 anni, ex moglie di Cannetti, e Paolo Belardo di 59, patrigno della donna. Cannetti è stato ucciso a sprangate. I due imputati, assistiti dagli avvocati Antonio e Giuseppe Bernardo, hanno scelto il rito abbreviato. “Mi maltrattava”, si è giustificata, durante la sua confessione, la Nobile. E poi avrebbe anche accusato la vittima di aver tentato di costringerla a prostituirsi, tesi che la parte civile respinge con forza, ritenendola destituita di ogni fondamento. Secondo la famiglia di Cannetti, il movente sarebbe riconducibile piuttosto a ragioni legate ai termini della separazione, in riferimento alla custodia genitoriale. Stando al racconto della donna, invece, la vittima l’avrebbe maltrattata la sera del delitto, a fine aprile del 2011, dopo che da qualche tempo era tornato con lei.

La donna riferì che prima se n’era andata dalla Sicilia, fuggendo dall’incubo di una vita familiare a suo dire insostenibile. All’inizio di ottobre il pm ha chiesto, col rito abbreviato, per la donna e il complice una condanna a 14 anni per omicidio volontario aggravato e premeditato, riconoscendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, perché avrebbe agito spinta da continue vessazioni e poi avrebbe collaborato, più altri 2 mesi per occultamento di cadavere. Il massimo della pena è stata invece la richiesta dei legali di parte civile, i genitori, la sorella e il figlio minorenne della vittima, affidato alla zia. Al tribunale di Alessandria, domani, ci saranno pure i legali di parte civile, gli avvocati Merlo, Salvatore e Luigi Spinello. Quella sera la coppia era uscita per locali, ad Alessandria, ma secondo il racconto della giovane non era cambiato niente: lei non poteva dimenticare. «Non abbiamo chiesto l’abbreviato condizionato a una ulteriore perizia - spiegano i legali degli imputati - perché riteniamo che qualora il giudice, nel corso del processo, si dovesse rendere conto dell’insufficienza dell’analisi del consulente tecnico nominato dalla Procura, potrebbe chiedere un supplemento peritale d’ufficio in corso di giudizio, prima della decisione». I legali della Nobile e di Belardo hanno presentato ai giudici alessandrini tutta la documentazione inerente il caso, riferita non soltanto alle dichiarazioni dei due imputati, e delle persone ascoltate dal pubblico ministero, ma anche a tutta la documentazione relativa ai procedimenti penali vecchi che riguardavano il Cannetti; da cui però, fanno notare i legali di famiglia, la vittima è uscita sempre assolta.

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