Opere ferme, appello al prefetto

Sono già dotate di finanziamenti, circa 30 milioni di euro, ma non cantierabili per il blocco: chiesta revisione o alleggerimento
Enna, Archivio

ENNA. Il presidente della Provincia Giuseppe Monaco con il suo vice, Antonio Alvano, hanno predisposto e inviato al prefetto Clara Minerva una nota per chiedere di farsi interprete, nei confronti del governo nazionale, insieme agli altri prefetti siciliani di «una revisione o alleggerimento del Patto di stabilità».

Nella nota la Provincia ha fatto un elenco delle opere già dotate di finanziamenti, circa 30 milioni di euro, ma non cantierabili per il blocco del patto di stabilità. L'assurdo sta nel fatto che lo stesso patto blocca anche il pagamento per i lavori in corso. L'elenco comincia con oltre 6 milioni e 500 mila euro della legge 296/06, meglio conosciuta come legge Prodi, per l'intervento nella viabilità provinciale e poi 3 milioni e 700 mila euro per altri lavori. Ma non sono ancora arrivati neppure i 6 milioni e 545 mila euro per la ricostruzione della Panoramica; ed è ancora bloccato un milione e 630 mila euro del Po Fers 2007/2013 e un milione 125 mila euro per la viabilità secondaria. A questo elenco bisogna aggiungere l'impossibilità di pagare i contratti in corso per 8 milioni e 440 mila euro, si tratta di lavori finanziati e già aggiudicati.
Sotto la scure ci sono anche altri appalti in corso per gli edifici scolastici per 600 mila euro e infine altri 940 mila euro per interventi straordinari.

Venerdì sera Antonio Alvano ha partecipato ad un incontro nella sede della Confartigianato dove ha anche spiegato la preoccupazione dell'intera giunta provinciale per «il disagio delle imprese che vivono sulla loro pelle. La Regione si trincera dietro il Patto di stabilità e non accredita più fondi». Ma c'è anche un altro aspetto che Alvano ha voluto evidenziare: «L'impresa non riesce più a cedere il credito alle banche perchè l'amministrazione pubblica è inaffidabile». Il mondo economico è dentro un circolo vizioso dal quale non riesce ad uscire. Le amministrazioni non pagano, le imprese hanno anticipato e non riescono a pagare i prestiti alle banche e i contributi all'Inps e Inail. Diventano quindi inaffidabili e non possono ottenere il Durc, di conseguenza niente nuovi pagamenti e impossibilità a partecipare a nuove gare. Insomma è la rovina dell'economia e il baratro per l'occupazione.

«Siamo veramente preoccupati - conclude Alvano - che questa terribile stretta possa avere ripercussioni sull'ordine pubblico». Oggi siamo continuamente in presenza di aziende che chiudono e disoccupati che aumentano. Il Patto di stabilità va cambiato e ne è convito anche il vicesegretario nazione del Pd Enrico Letta: «Ci sono bloccati in Italia più di 50 miliardi di euro. Così non può andare. Abbiamo proposto in parlamento la revisione del patto con più elasticità per gli enti virtuosi. Ma credo che dobbiamo arrivare ad una trattativa con l'Ue per un consolidamento una tantum del debito pubblico». Letta ha anche rilevato che l'Unuione europea impone alla Pubblica amministrazione di pagare entro 50-60 giorni. «In Italia - conclude l'esponente Pd - arriviamo anche oltre i 500 giorni».

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