Le dimissioni di Massimo Greco Inizia il «processo politico» nel Pdl

Giovane Italia lo accusa di non essersi impegnato per il partito. Lui si difende: «C’è l'esigenza di una riflessione che coinvolga tutti»

ENNA. Le dimissioni di Massimo Greco da presidente del consiglio provinciale non facevano parte dell'agenda politica ennese. Sono arrivate come un fulmine a ciel sereno anche se erano note da tempo le insofferenze di Greco rispetto la politica ennese e il suo partito, il Pdl. Certo, perdere il seggio non è una sconfitta da poco ma la presidenza del consiglio non è una diretta emanazione del partito. Aggiungiamo poi che l'Italia è un paese dove nessuno si dimette, questo suo passo indietro sembra un po' sopra le righe?
«Voglio lanciare un messaggio che va oltre il Pdl e che investe tutti i partiti, perché tutti hanno subito la stessa umiliazione. C'è l'esigenza di una immediata riflessione che deve coinvolgere l'intera classe politica».

Sembra quasi di capire che spinga per un azzeramento globale. «È questo il punto. C'è un dato che non si può sottovalutare e chi dice di perseguire l'interesse della collettività deve essere pronto in ogni momento a rimettere in discussione il proprio mandato». Dentro il Pdl c'è chi sostiene che le dimissioni sono dovute ad un alterco con il capogruppo Spedale ma lui sostiene che «chi sta dentro il Pdl sa bene che sono cose che affermo e metto in pratica da tempo». Altri sostengono che intende mettere tutto in discussione per proporre una sua candidatura alle nazionali. «È falso per due motivi, uno tecnico e l'altro personale. Per il presidente del consiglio provinciale non è prevista l'ineleggibilità. Riguardo il mio futuro ho più volte dichiarato che lo vedo privo di cariche istituzionali».

Comunque un l’impegno politico continuerà. Ma Tonino Messina, coordinatore di Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, apprezza poco il passo indietro di Greco e afferma: «Lo dico con amarezza e convinzione, non serve dimettersi all'indomani del risultato elettorale, cercando di guadagnare in immagine personale ed elevandosi a moralista della politica, serviva essere onesto con gli amici di partito all'inizio della
campagna elettorale, dicendo con chiarezza di non volersi impegnare nella ricerca del consenso per il partito». Messina sposa la tesi del capogruppo Francesco Spedale e imputa a Greco scarsa presenza in campagna elettorale. Non a caso continua: «Se per il presidente del consiglio provinciale nessuno dei candidati in lista aveva la capacità di svolgere il compito di un deputato regionale allora avrebbe dovuto esprimersi solamente con la preferenza al partito, almeno per il senso di appartenenza. Ma si sarebbe dovuto spendere in ogni caso in campagna elettorale per il partito». Ma lei è certo che Greco non
ha fatto votare il Pdl? «Si perchè me lo ha riferito Spedale e questo atteggiamento viene bocciato dai giovani che credono ancora nei valori e interpretano la politica come servizio». Insomma dentro il Pdl, ma di più dentro gli ambienti del capogruppo alla
Provincia Francesco Spedale, è iniziato il processo a Massimo Greco. Capo d'imputazione: non ha votato per il Pdl.

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