«Vedo poco, non sono cieco»: parla il centralinista arrestato

Correva a 120 in autostrada: «Ho i requisiti per lavorare, sottoponetemi alla visita»

ENNA. «Ho i requisiti per lavorare come ipovedente. E sono disponibile a sottopormi a una visita per dimostrarlo». Lo ha detto Vincenzo La Rosa, il centralinista dell'Ispettorato del lavoro arrestato dai carabinieri martedì mattina ai domiciliari per truffa aggravata ai danni della Regione: secondo la Procura, lavorava senza averne i titoli perché, pur figurando come «cieco decimista», guidava la macchina anche a 120 chilometri all'ora in autostrada, sorpassando camion in galleria.


Il cinquantunenne di San Cataldo, assistito dall'avvocato Maria Francesca Assennato del foro di Caltanissetta, si è presentato ieri mattina in tribunale accompagnato dalla moglie. Ha risposto all'interrogatorio, in sostanza, sostenendo di avere tutti i requisiti previsti per l'incarico, perché lui non è «cieco», ha spiegato, ma "ipovedente". La difesa ha già dato disponibilità a sottoporlo a una visita specialistica per appurare la veridicità dei requisiti. Potrebbe essere chiesto a breve un incidente probatorio, insomma, al fine di chiarire la vicenda e sottoporlo a visita.


Intanto l'avvocato Assennato a breve presenterà ricorso al tribunale del Riesame di Caltanissetta, per chiedere la scarcerazione del suo cliente. Il tribunale di Libertà potrebbe già pronunciarsi la prossima settimana. Ma per ora l'indagine prosegue e La Rosa resta ai domiciliari. I carabinieri indagano sul periodo in cui da "centralinista non vedente" dell'Ispettorato del Lavoro ha lavorato, traendo, secondo l'accusa, un profitto "ingiusto", cioè il lavoro e gli stipendi di dodici anni, indebitamente, ovvero per l'appunto attraverso la falsa certificazione medica.


Se fosse dimostrato che la sua condizione di ipovedente decimista fosse compatibile con la sua guida particolarmente "sveglia", ipotesi che i carabinieri hanno definito un "miracolo", avrebbe ragione lui.

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