Piazza, niente fondi per il centro immigrati, il vescovo: "Senza futuro dopo feste"

L’appello: "non si possono buttare sulla strada da un giorno all'altro gli immigrati dell'emergenza Nord Africa"
Enna, Archivio

PIAZZA ARMERINA. «Si rischia un grave problema di ordine pubblico, oltre che di carattere sociale, non si possono buttare sulla strada da un giorno all'altro gli immigrati dell'emergenza Nord Africa ospiti sul nostro territorio». Il vescovo Michele Pennisi alza la voce in difesa dei 110 immigrati dell'emergenza Nord Africa, tutti cittadini africani richiedenti asilo politico dopo la crisi libica di oltre un anno fa, 75 dei quali ospiti in diverse strutture nella città dei mosaici. Anche la Caritas diocesana si sarebbe mossa nei giorni scorsi, con la richiesta al ministero della Cooperazione internazionale di una proroga delle rette pagate per il sostentamento della comunità extracomunitaria.

Dal primo gennaio, infatti, le rette non saranno più pagate ai centri di accoglienza.
«C'è un'incertezza di fondo su tutta la vicenda, la stessa Prefettura non ha indicazioni dall'alto, ma abbiamo il dovere di garantire a queste persone, soprattutto alle donne e bambini, di poter contare sull'assistenza, non possono essere messi per strada dal primo gennaio», dice monsignor Pennisi, il quale nei giorni scorsi aveva parlato al telefono con il ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi e con la direzione nazionale della Caritas, chiedendo un intervento presso il governo Monti. «Ho parlato anche con il nuovo governatore siciliano Rosario Crocetta, gli ho spiegato come gli enti locali non siano in grado di sostenere il peso di questa situazione", aggiunge il vescovo. Le casse comunali non dispongono delle risorse per sobbarcarsi il pagamento delle rette.

I responsabili dei vari centri di accoglienza hanno chiesto un incontro urgente alla Prefettura di Enna per evitare una "bomba sociale" e trovare una "exit strategy", timorosi per il clima di incertezza che «potrebbe provocare dimostrazioni e tafferugli all'interno delle stesse strutture», ma anche tensioni sociali tra la popolazione. «Se in alcuni casi è possibile un trasferimento in altre zone d'Italia o all'estero in cui alcuni di loro hanno dei familiari e la possibilità di trovare una sistemazione lavorativa deve essere favorita. Si pone un problema concreto nell'immediato futuro, speriamo che venga concessa una proroga come abbiamo chiesto», precisa monsignor Pennisi.

In provincia al momento sono presenti circa 110 immigrati dell'emergenza Nord Africa di nazionalità ghanese, nigeriana, tunisina, ma anche del Ciad e dell'Algeria, e di questi 12 sono minori non accompagnati e ospiti del centro di accoglienza «Zingale Aquino» di Aidone. Solo a Piazza ne sono ospitati circa 75, suddivisi in tre strutture: 28 all'Ostello del Borgo, 40 al Park Hotel Paradiso e 7 all'agriturismo Camemi. Più della metà godono della protezione umanitaria e sono in possesso di un permesso di soggiorno di durata annuale, mentre gli altri sono ricorrenti e alcuni sono in attesa di risposta da parte delle competenti commissioni territoriali. I centri di accoglienza il primo gennaio non chiuderanno loro di certo subito le porte, ma senza il pagamento delle rette la permanenza degli ospiti africani diventerà insostenibile».

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