Impresa in "odor di mafia": esclusa dai lavori per la superstrada Nord-Sud

Lo ha comunicato il colonnello della Dia Francesco Papa che ha estromesso dai lavori un’impresa all’opera in uno dei lotti perché ritenuta legata a personaggi vicini a Cosa Nostra.

ENNA. La mafia avrebbe cercato di infiltrarsi nei lavori della Nord-Sud in provincia di Enna. La Dia di Caltanissetta ha estromesso dai lavori un’impresa, all’opera in uno dei lotti della superstrada, perché ritenuta legata a personaggi vicini a Cosa Nostra. Lo ha comunicato il colonnello della Dia Francesco Papa, ieri nel corso di una conferenza stampa a Caltanissetta, condotta dal capo centro Gaetano Scillia e dal colonnello Emanuele Licari; convocata per tracciare un bilancio delle attività investigative svolte nel 2012, a margine di una notizia su Caltanissetta, relativa a un sequestro di beni.

Nell’Ennese, in sostanza, la Direzione investigativa antimafia, che ha competenza distrettuale sulle province di Enna e Caltanissetta, ha realizzato due accessi ispettivi: il primo, come detto, in un cantiere della Nord-Sud, la cosiddetta strada ‘dei due mari’ – così chiamata perché dovrebbe collegare la Sicilia dall’estremo nord di Santo Stefano di Camastra all’estremo sud di Gela – e l’altro in un cantiere aperto alla diga Ancipa di Troina.

“I nostri accessi ispettivi vengono effettuati all’interno di gruppi interforze coordinati dalla Prefettura – ha spiegato il colonnello Papa – ma la Dia svolge una funzione di traino, perché la legge le conferisce una competenza particolare in tema di appalti per opere pubbliche”. E nell’ambito di questi controlli, in provincia di Enna, come detto è stato scoperto un nuovo tentativo della criminalità organizzata di intrufolarsi in un appalto dell’economia legale, precisamente nei lavori della Nord-Sud in territorio nicosiano.

“L’impresa è stata estromessa – ha sottolineato il capo centro Scillia – con una certificazione interdittiva che la pone fuori dal mercato. Adesso c’è tutta una procedura in atto, come sempre in questi casi”. I controlli, si diceva, hanno riguardato anche i lavori della diga Ancipa, ma non è emerso nulla di anomalo. Dunque ancora una volta le cronache ennesi sono costrette a registrare un tentativo di Cosa Nostra di insinuarsi negli appalti, dopo che nell’Ennese, pochi anni fa, una ditta ritenuta contigua ai clan è riuscita a compiere una fornitura nell’ambito di un grosso appalto per i lavori di ristrutturazione della Villa Romana del Casale.

E quando le istituzioni intervennero per bloccare tutto era già troppo tardi: la fornitura di un nolo era stata consegnata e regolarmente pagata, ma si trattò di un affitto da poco più di diecimila euro, a fronte di un appalto da quasi 19 milioni: nel resto dei lavori non si registrò niente di anomalo. La criminalità, poi, nell’Ennese ha tentato di insinuarsi anche su altri lavori importanti, spesso invano. La Prefettura nel novembre del 2010 comunicò l’intervento con cui furono disposte “dodici interdittive nei confronti di imprese mafiose o sospettate di avere rapporti con la mafia”, che avevano tentato di lavorare alla realizzazione dei padiglioni del Sicilia Outlet Village a Dittaino.

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