Addio all’«Ipra», mobilità per 65 dipendenti

L’azienda farmaceutica, ferma da due anni, avrebbe avviato le procedure per la definitiva chiusura

ENNA. La crisi economica non lascia scampo neanche alle speranze e così anche uno dei pezzi storici delle aziende insediate all'area industriale di Dittaino come quella farmaceutica dell'Ipra dice addio ad ogni remota possibilità di ripresa produttiva.

La parola fine è stata sancita alcuni giorni fa con l'avvio della procedura di messa in mobilità dei 65 dipendenti. L'azienda infatti è totalmente ferma da 2 anni e tutto il personale posto in cassa integrazione straordinaria. Ma pare che adesso la proprietà abbia messo la parola fine. Quindi per i dipendenti dal prossimo gennaio si dovrebbe aprire la procedura di mobilità che significa di fatto anticamera del licenziamento. E per le maestranze interessate sarebbe una vera tragedia visto che per la crisi che impera la ricollocazione lavorativa anche in altri posti diverrebbe pressochè impossibile. Ma pare che ci sia però una remota speranza che attraverso i sindacati si possa fare ricorso alla cassa integrazione in deroga che viene assegnata ai lavoratori di aziende che anche se da tempo hanno chiuso i battenti, hanno delle speranze di poter riprendere l'attività.

E questo caso potrebbe essere benissimo per l'Ipra che per anni è stata un vero "gioiello" dell'industria manifatturiera ma altamente specializzata della provincia di Enna. Insediata agli inizi degli anni 90, l'Ipra (acronimo di Ippolito e Ravizza ovvero i due soci che la fondarono), ha prodotto materiale farmaceutico che è stato esportato in tutto il mondo, e nei momenti di massima espansione è arrivata ad avere anche circa 110 dipendenti.

Chi lavorava in questa azienda era per certi versi considerato un "privilegiato" visto che si parlava di una società con delle basi economiche, sulla carta, solidissime. Ma dalla metà del 2000 prima per gli effetti dei mercati sempre più globalizzati che privilegiano le produzioni più vantaggiose economicamente provenienti da paesi dove soprattutto il costo del lavoro è di gran lunga inferiore di quello italiano e successivamente per la crisi economica mondiale che sta penalizzando di più i paesi dal tessuto economico più debole, l'inizio del problemi con la diminuzione delle commesse.

Dapprima la cassa integrazione ordinaria a rotazione, poi i contratti di solidarietà e da due anni, il fermo totale della produzione con la messa in cassa integrazione straordinaria di tutto il personale. E da gennaio se non ci saranno novità, l'atto finale di una lunga agonia. Ma purtroppo le cattive notizie da un punto di vista occupazionale, non finiscono. Dallo scorso 12 dicembre sono stati licenziati 6 operai che lavoravano nella galleria Juculia in territorio tra Enna e Piazza Armerina i cui lavori sono iniziati circa 30 anni fa, ma che da diversi anni ormai sono fermi per mancanza di risorse. L'impresa, il Consorzio Stabile Infrastrutture del gruppo edile veneto Maltauro, ha licenziato le maestranze che si stavano occupando della manutenzione del tratto della galleria realizzata. Ma senza nessuna speranza di ripresa dei lavori, l'impresa ha chiuso il cantiere lasciando solamente il personale adibito alla sorveglianza.

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