Tarsu a Nicosia, i giudici: «L’aumento è illegittimo»

La Commissione tributaria provinciale ha accolto il ricorso proposto da un imprenditore circa la tariffa 2009 e 2010, retrodatandola al 2003

NICOSIA. Il Comune, ancora una volta, si vede dare torto dai giudici tributari ennesi. Con una sentenza dello scorso 24 dicembre, che fa seguito ad un'altra emessa qualche mese fa, la seconda sezione della Commissione tributaria provinciale di Enna ha accolto il ricorso proposto da un imprenditore nicosiano, difeso dall'avvocato Giuseppe Agozzino, ed ha annullato, dichiarandolo illegittimo, l'aumento della Tarsu 2009 e 2010, facendo retroagire la tariffa a quella del 2003. Il ricorso nasceva da due determine sindacali, la 28/09 relativa alla Tarsu 2009 e la 29/10 per la Tarsu 2010, con le quali il sindaco aveva stabilito l'aumento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, già in vigore dal 2003, fissandolo al 49,311% in più per il 2009 e ad un ulteriore 5% per il 2010. Con la sentenza del 24 dicembre i giudici hanno ritenuto illegittimo l'aumento ed ordinano al Comune di applicare all'imprenditore la tariffa del 2003, con un sostanziale abbattimento del costo per l'impresa di oltre il 50%. Come già stabilito precedentemente anche con questa sentenza l'annullamento è motivato dalla totale incompetenza del sindaco a determinare le variazioni tariffarie, che invece sono di competenza esclusiva del consiglio comunale. Nel caso specifico all'imprenditore era stato chiesto di pagare oltre settemila euro. "La determinazione di un importo così elevato - precisa l'avvocato Agozzino - è la diretta conseguenza dell'aumento del 54% della Tarsu operato nel 2009 e 2010. Questo aumento, applicato in ragione delle superfici commerciali occupate, con una semplice moltiplicazione, porta al risultato che chi occupa spazi commerciali enormi è costretto a pagare ingenti importi, a prescindere dalla sua capacità reale di inquinare, come nel caso degli scaffali o delle esposizioni commerciali". Per l'imprenditore il ricorso ha chiarito che non doveva pagare, ma bisognerebbe capire se gli utenti che hanno pagato in base alle determine sindacali annullate, hanno diritto alla restituzione. Infatti tutti i cittadini e le imprese che non hanno fatto ricorso, hanno corrisposto al Comune e quindi all'Ato Enna Euno un aumento di oltre il 50%, che però non è stato deliberato dal consiglio comunale "che - conclude Agozzino - è l'unico soggetto legittimato a disporre delle risorse necessarie per modificare assetti generali di finanza locale".

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