Gioco d’azzardo, il Sert «curerà» gli slot dipendenti

È stata la crisi economica, secondo alcuni studi, a stimolare i tentativi della gente di scommettere sperando di fare la vincita che cambia la vita

ENNA. «La dipendenza da gioco d'azzardo, in provincia di Enna, è molto più diffusa di quanto non si possa pensare». Stefano Dell'Aera è il responsabile del Sert di Enna e svolge funzioni di direttore dell'area dipartimentale Dipendenze patologiche dell'intera provincia. È lui a illustrare il senso dell'iniziativa contro il gioco patologico, che impone anche a Enna, come nel resto d'Italia, a bar, tabaccherie e luoghi dove si gioca di affiggere locandine con su scritto: «Se il gioco diventa un problema puoi chiedere aiuto». Gli esercenti hanno il dovere di informare i frequentatori sui rischi connessi al gioco; e sui servizi a cui ci si può rivolgere per avere assistenza per sé, per familiari o amici con dipendenza da gioco d'azzardo. Queste persone sono ritenute in tutto e per tutto «ammalati». Dall'azienda sanitaria provinciale informano che il materiale informativo per i negozianti potrà essere ritirato nei Sert, o scaricato dal sito web dell'azienda. Le sedi dei Sert sono in via Quattro Novembre 40 a Enna, in via Generale Muscarà 65 a Piazza Armerina, all'ospedale Basilotta di Nicosia; ed è possibile rivolgersi pure al centro ascolto di Leonforte, al centro gravi dell'ospedale. Dell'Aera sottolinea l'importanza di prendere coscienza del fenomeno. «Un po’ per la crisi economica, che secondo alcuni studi stimola i tentativi della gente di rivolgersi al gioco sperando di fare la vincita che cambia la vita, un po’ la pubblicità del gioco d'azzardo che diventa sempre più diffusa - spiega il dottore - questo fenomeno ha assunto una dimensione di massa».

Chi è il giocatore-tipo?

«È una situazione generalizzata: si va dalla casalinga all'anziana, all'uomo di mezza età che gioca ai videopoker; ai ragazzi che giocano su internet ai casinò on line, spesso gestiti dallo Stato».

Ricevete richieste di aiuto da parte delle famiglie?

«Si, è capitato di essere contattati da trentenni che ci chiedono aiuto per i loro genitori, che sperperano denaro giocando; o anche da mogli per i mariti, ma non c'è una casistica standard. Spesso, ma non sempre, il gioco è accoppiato all'uso di alcol, droghe o disturbi umorali".

Quando il gioco d'azzardo diventa patologia?

«Lo si capisce dalla perdita di controllo su un comportamento: quando diventa polarizzante, si tende sempre a cercare chissà quali nuovi sistemi di gioco, si fanno debiti. La spinta verso il gioco diventa incoercibile e la vita della persona è polarizzata lì, non può più farne a meno».

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