Morgantina, 30 anni per ricostruire l’identità sfregiata dai tombaroli

Prima la Venere, ora la Testa di Ades: due opere trafugate negli scavi ed esposte in America
Enna, Archivio

PIAZZA ARMERINA. Si dice che il tempo rimargini le ferite, a Morgantina ci sono voluti oltre 30 anni per ricostruire l'identità di un sito archeologico colpito a morte dai tombaroli. La testa di terracotta dipinta raffigurante Ades, il dio dell'oltretomba, in questi giorni salita alla ribalta per essere esposta al Paul Getty Museum di Malibù, ma di cui si sarebbe certificata la provenienza dagli scavi clandestini effettuati ad Aidone negli anni settanta, sembra un ennesimo e incredibile «dejà vu». La Venere, l'Afrodite come veniva chiamata in America, poi ribattezzata in Sicilia più semplicemente Dea, sembra ormai aver aperto una breccia nel sistema del traffico clandestino di opere d'arte. Fu trafugata dall'area archeologica di Morgantina tra il 1970 e il 1980, in località San Francesco Bisconti. Agli inizi degli anni ottanta la statua, tranciata in tre parti, fu venduta dal ricettatore ticinese Renzo Canavesi al londinese Robin Symes, il quale nel 1986 la rivendette al Paul Getty Museum. L'accordo siglato a Roma, il 25 settembre del 2007, tra il ministero dei Beni Culturali, l'assessorato dei Beni culturali della Sicilia e il Getty Museum, ha concluso una lunga e complessa vicenda giudiziaria e diplomatica. Il ritorno ad Aidone della statua, nella primavera del 2011, ha fatto scuola. Qualche mese prima era toccato agli Argenti. Nel 211 avanti Cristo, il loro legittimo proprietario, tale Eupòlemos, nella foga di sfuggire ai romani conquistatori, ormai alle porte di Morgantina, li nascose sotto il pavimento di un'abitazione meno in vista per sottrarli alla razzia. Con un salto temporale di ben ventidue secoli quei "preziosi" sono tornati a casa. E ancora prima avevano rimesso piede in città gli Acroliti. Tornano, ma qualcuno li vorrebbe "itineranti" perché appartengono all'umanità. No ad una Venere "girovaga", data in prestito per alcuni periodi ad altri musei più importanti italiani ed europei. No al ritorno degli Argenti in America per un altro periodo.
«La Dea non si può spostare a piacimento, pena stress e danni fisici irreparabili per l'integrità del reperto», ha osservato il professore Malcolm Bell, dell'università della Virginia. Per molti il valore di questi reperti sarebbe legato solo al numero di turisti prodotti. L'assessorato regionale ai Beni culturali nel 2011 indicò quota 150/200 mila visite nel primo anno come un primo obiettivo considerato possibile. Al Paul Getty Museum di Los Angeles pare che la statua contribuisse a far arrivare circa 500 mila visitatori l'anno. Per i numeri c'è tempo, intanto la Storia si è ripresa la propria rivincita.  
 

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