Leonforte, tolti altri medici: scatta allarme per l’ospedale

Nel giro di pochi anni il «Ferro Branciforti Capra» ha perso otto primari e quattro unità operative

LEONFORTE. Nel giro di pochi anni l'ospedale Ferro Branciforti Capra ha perso otto primari e quattro unità operative. È il consiglio comunale a suonare il campanello d'allarme , attraverso un durissimo documento contro il pericolo di chiusura dell'ospedale approvato all'unanimità. «Appare evidente il rischio, che può anche essere mortale, nel caso di emergenze - scrivono i consiglieri - che dovessero verificarsi in assenza di medici specialisti. Appare evidente il continuo disagio dei 40.000 cittadini del comprensorio, spesso privati del diritto costituzionale alle cure sanitarie». Il documento è stato approvato dall'aula alcuni giorni fa, per inviarne copia, oltre che al presidente della Regione, all'assessore regionale alla Sanità e al direttore dell'Asp, anche al prefetto e alla Procura di Nicosia.
«L'ospedale - scrivono ancora i consiglieri - nel tempo ha perso otto primariati: direzione sanitaria, radiologia, anestesia e rianimazione, farmacia, laboratorio analisi, pronto soccorso, pediatria, ostetricia e ginecologia; quattro unità operative semplici: pneumologia, oncologia, endoscopia digestiva e cardiologia. E dal 7 gennaio il reparto di ginecologia, dopo aver perso il punto nascita, perderà anche i posti letto, infatti da questa data l'attività di questo reparto sarà espletata solo ambulatoriamente su un unico turno mattutino, dalle 8 alle 14, con soppressione della reperibilità ostetrica e utilizzazione del personale a Nicosia". Quello dei consiglieri, non c'è dubbio, è un quadro a tinte fosche, a cui si aggiunge il numero "imprecisato di operatori sanitari non più in servizio per pensionamento, trasferimenti o dimissioni, mai sostituiti". Inoltre non sono state istituite, seppur previste, «le unità operative semplici con nomina dei responsabili, per quei reparti che hanno perso il primariato"; né «le unità di terapia intensiva o sub intensiva». In poche parole, secondo l'aula di Palazzo di Città, presieduta da Massimiliano Trecarichi, l'ospedale «manca totalmente di medici specialisti salva-vita e quindi non può definirsi tale. Appare evidente lo sfascio quasi totale del nostro ospedale». Per questo l'aula impegna tutte le istituzioni competenti a intervenire e a comunicare le reali intenzioni della dirigenza dell'Asp sul futuro di questo ospedale, «senza aspettare la morte dell'ospedale stesso per sfinimento degli operatori e dei cittadini o peggio aspettando la "tragedia di turno" per giustificare eventuali interventi». In aula il sindaco Pino Bonanno ha sottolineato di condividere pienamente l'ordine del giorno e ha invitato l'aula a concentrarsi su ciò che potrebbe accadere in futuro, per la riduzione dei posti letto per acuti. «È quanto mai opportuno - ha detto in aula - attrezzarsi per evitare quanto noi paventiamo. Bisogna attivarsi immediatamente per fissare un incontro con le istituzioni sanitarie».

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