Punto nascita, è emergenza

Disagi in provincia dopo la chiusura del centro all'ospedale di Leonforte e la mancata sostituzione di 8 primari e 4 unità operative

ENNA. È totale emergenza all'ospedale di Leonforte. Dopo la chiusura del punto nascita e la mancata sostituzione di otto primari e quattro unità operative dell'ospedale Ferro Branciforti Capra, ora il distretto ospedaliero Enna due ha comunicato che non si devono più accettare persone «in codice rosso nelle ore notturne al pronto soccorso», per carenza di anestesisti. I pazienti di massima urgenza, spiega il sindaco di Leonforte Pino Bonanno, che ha inviato una lettera di protesta al commissario straordinario dell'Asp Giuseppe Termine, di notte «dovranno essere dirottati verso gli ospedali di Nicosia o di Enna». «Tale provvedimento mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini - scrive ancora Bonanno - che hanno avuto da sempre come punto di riferimento sanitario più prossimo l'ospedale di Leonforte ed espone gli stessi operatori sanitari del pronto soccorso al rischio di inadempienza medico-legale». Per questo il primo cittadino protesta formalmente, ricordando che l'ospedale di Leonforte riguarda un circondario di circa 50 mila abitanti, definendo la decisione sul pronto soccorso, presa dal coordinatore del distretto Enna due, «gravissimo» e chiedendo di evitare situazioni di rischio per la salute dei cittadini.
Riguardo ai punti nascita, intanto, trapela che secondo la Regione sarebbe dovuto essere uno solo in tutta la provincia, all'Umberto I Enna, dove ha sede un polo di eccellenza regionale. Dopo lo stop ai parti a Leonforte e Piazza Armerina, insomma, dal piano dei punti nascita sarebbe saltato a sorpresa pure Nicosia, se l'Asp di Enna non avesse chiesto e ottenuto, grazie alle specificità del territorio, una deroga. E così oggi solo in due ospedali, per oltre 2.500 chilometri quadrati di territorio provinciale, è possibile dare alla luce dei bambini. Secondo il direttore sanitario dell'Asp Filippo Muscià l'azienda è pronta a far fronte alla situazione. «Ci stiamo attrezzando con ambulanze specialistiche per l'assistito materno e il neonatale di urgenza, le cosiddette Stam e Sten - afferma Muscià -. Nei casi di gravidanze fisiologiche, le donne vengono seguite e poi al momento del parto, vengono in ospedale in macchina, si ricoverano e partoriscono». Muscià risponde anche in merito a un episodio avvenuto venerdì, quando una donna di Gagliano ha partorito in macchina, dopo essere partita col marito per Nicosia. Unico ad aiutarla, così, è stato il marito. Per fortuna tutto è andato bene e la signora Ludovica col piccolo Alex, che al momento del parto pesava più di tre chili, stanno bene. Ma ci si interroga sul problema dei collegamenti e delle distanze fra le città, in una provincia dove, per andare da un paese all'altro, si devono attraversare strade dissestate fra buche, frane e dossi. «Nel caso della signora Ludovica, per quanto ci risulta, non sembrava esserci di bisogno di un trasporto di emergenza, tanto che non era stato chiesto - prosegue Muscià - poi c'è stata un'emergenza. Per le emergenze, c'è sempre il 118». Più complesso è il tema relativo all'anagrafe. Nelle loro carte d'identità, i bambini figurano nati nelle città dove vengono alla luce - nel caso del piccolo Alex Nicosia, dato che è venuto alla luce a pochi chilometri dall'ingresso della città, ma in generale solo a Nicosia o a Enna - e poi chiaramente la residenza viene dichiarata immediatamente al Comune dove vive la famiglia. Dalla chiusura dei punti nascita, salvo rari casi, nessun bambino potrà più dire: «Sono nato a Leonforte (o a Piazza Armerina, ndr.)».  

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