Piazza, mosaici "macchiati": ma non ci sono restauratori

Negli appartamenti nord sono spuntate le prime efflorescenze di sali sulla superficie dei pavimenti e sulle malte

PIAZZA ARMERINA. I mosaici tornano ad essere minacciati dalla risalita di sali, con le prime macchie bianche visibili ai turisti. Ma alla Villa Romana del Casale non esiste un solo restauratore in grado di ripulire le tessere quotidianamente. Mancano i fondi e una parte del lavoro di restauro da milioni di euro effettuato negli ultimi cinque anni rischia di essere vanificato. Negli appartamenti nord sono spuntate le prime efflorescenze di sali sulla superficie dei pavimenti musivi e sulle malte decorate. Occorre un intervento desalante, andrebbe fatto come manutenzione ordinaria, di settimana in settimana, a tappeto su tutto il pavimento del sito Unesco.

Le parole del direttore del Parco Archeologico della Villa, Guido Meli, da sole lasciano intendere le difficoltà: «La mancanza di fondi del bilancio regionale ha impedito la possibilità di stanziare somme relative alla manutenzione, per cui non disponiamo di alcuna risorsa finanziaria per assolvere a tale compito». Il sito si presenta in uno stato di buona conservazione dopo la campagna di restauro effettuata con il pacchetto di interventi straordinari da 18 milioni di euro. Ma il sito archeologico ha bisogno di manutenzione ordinaria e quotidiana dei mosaici. Serve, cioè, una squadra di restauratori che si occupi ogni giorno delle migliaia di tessere della dimora romana. Ai sali che tornano a macchiare di bianco i mosaici dal sottosuolo si aggiunge la polvere sulle tessere, zone con la presenza di laniccio, l'aggregato in forma di lana che si raccoglie negli angoli delle stanze quando sono raramente spazzate. Foglie secche e residui di escrementi di piccioni fanno il resto.

La Villa Romana, insomma, è come un bell'appartamento rimesso a nuovo, nel quale, però, non si fanno le pulizie. Si pensa anche all'accoglienza di studenti, provenienti dai corsi di laurea in Restauro delle università italiane, per organizzare stage formativi capaci di apportare benefici materiali agli apparati decorativi del sito archeologico. Parco Archeologico e Comune ci stanno lavorando, "Ciò non esclude la necessità di un presidio stabile di restauratori a ciò preposti", dice il direttore Meli. La direzione del Parco da un anno lo va ripetendo, serve una squadra di restauratori e per far questo servono i fondi. Nei giorni scorsi il dipartimento regionale ai Beni archeologici ha inviato due ispettori a monitorare la situazione direttamente sul campo, tra i mosaici di contrada Casale. Il verbale di sopralluogo dei due funzionari dovrebbe certificare proprio l'urgenza e necessità di una svolta nelle politiche di restauro del sito.

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