Branchi di randagi vicino al lago ed è vietato passeggiare

I branchi in questione sembrerebbero almeno quattro ognuno composto da sei o sette cani di taglia medio grande, non si sono verificati atti di aggressione ma questo di certo non è un dato confortante

ENNA. Narcisi, viole, era così forte il profumo di quei fiori che i cani storditi non riuscivano a cacciare la selvaggina per nutrirsi, questo succedeva forse ai tempi del leggendario rapimento di Proserpina (così narrano pagine letterarie) la stessa cosa non si può dire di oggi che Pergusa continua a essere invasa da branchi di cani, che scorrazzano in piena liberta. «Questo è il periodo durante il quale sbocciano le anemoni (dai folti petali colorati) e gli irus ai bordi della pista - spiega una maestra in pensione che risiede nei paraggi - sarei felice di trascorrere un pò del mio tempo a raccoglierli stando all'aria aperta ma è impossibile. A Pergusa è diventato rischioso anche scendere dall'automobile». Questa è l'ennesima protesta che giunge da parte di un'abitante della zona, la signora possiede un villino nelle vicinanze della grotta sulla quale è affissa la lapide che ricorda appunto il rapimento di Kore mentre coglieva i fiori sulle rive del lago. I branchi in questione sembrerebbero almeno quattro ognuno composto da sei o sette cani di taglia medio grande, non si sono verificati atti di aggressione ma questo di certo non è un dato confortante se si pensa che si sono verificati perfino casi di avvelenamento dovuti alla frustrazione degli abitanti, i tentativi blandi da parte dell'amministrazione dopo anni non hanno ancora visto un'azione risolutiva del problema, penalizzando così una zona di indubbio fascino turistico e di ritrovo per le famiglie che frequentano (o vorrebbero farlo) la pineta.

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