La necropoli di Monte Capodarso: reperti affidati alla Soprintendenza

frammenti di ossa e di vasellame recuperati dai carabinieri nelle grotte, risalenti a circa 2.500 anni fa

ENNA. I carabinieri della compagnia di Enna hanno consegnato alla Sovrintendenza, per tutelarli e renderli pubblicamente fruibili, i reperti rinvenuti nella necropoli ellenistica nascosta negli anfratti del monte Capodarso, scoperta a ottobre da un gruppo di cercatori di lumache. Inizialmente si era pensato a un macabro rinvenimento, forse un cimitero di mafia, ma in realtà fu una scoperta di sicura importanza archeologica. Si trova all'interno di comunissime grotte, a ridosso del bivio per Caltanissetta della statale 117 bis, in territorio ennese. Il capitano Luca Ciabocco, comandante della compagnia di Enna, giunse personalmente sul posto assieme al sostituto procuratore Paola D'Ambrosio, dopo che era arrivata una segnalazione al 112: "Ci sono ossa umane in mezzo alle frasche". Nella zona, secondo i carabinieri, si trovavano diversi anfratti scavati nel terreno, di natura calcarea. Le grotte risalgono a oltre duemila e cinquecento anni fa. In alcuni di questi anfratti erano visibili, dalla superficie, ossa umane e altri frammenti ossei sparsi sul pavimento. Per questo i carabinieri hanno fotografato tutto e recuperato vari reperti. E così sono venute fuori le altre grotte, contenenti anche frammenti di vasellame. Subito si è capito che si trattava di un insediamento di sicuro interesse storico- archeologico, tant'è che i militari coinvolsero nell'attività anche i loro colleghi del nucleo di tutela del patrimonio culturale di Palermo, intervenuto assieme al personale della Sovrintendenza di Enna. Il punto esatto della necropoli si trova nella zona del "Parco archeologico di Sabucina e Capodarso" e della riserva naturale orientata del Monte Capodarso e della Valle dell'Imera meridionale. Dopo aver visionato le ossa umane e alcuni cocci di vasellame, la responsabile del parco la definì una "necropoli a grotticelle" risalente all' epoca della Magna Grecia, databile in un periodo approssimativo ricadente tra il VI e il IV secolo avanti Cristo: i resti umani rinvenuti risalgono certamente a quelle epoche storiche. Poi il pm D'Ambrosio ha disposto la consegna delle ossa repertate e dei frammenti di vasellame scoperti alla Sovrintendenza di Enna. Non è la prima volta che in provincia vengono individuate necropoli, presenti in varie zone dell'Ennese, in corrispondenza con gli storici insediamenti umani risalenti perlopiù al periodo ellenistico.

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