Frode sui lavori, assolto tecnico della Provincia

I nubifragi del dicembre 2004 provocarono una grossa frana accanto alla provinciale 40. Il geometra Antonino Abbate: «Il mio unico desiderio era cancellare ombre e sospetti»

ENNA. I nubifragi del dicembre 2004 provocarono una grossa frana accanto alla strada provinciale 40, vicino a Morgantina, dove la Provincia aveva realizzato dei lavori. Così la Procura aprì un'inchiesta e ipotizzò una frode sui lavori, ottenendo il rinvio a giudizio di un dipendente dell'ente, il geometra ennese Antonino Abbate, e del titolare dell'impresa che svolse i lavori, il leonfortese Salvatore Gagliano. Entrambi escono assolti con formula piena dalle accuse di frode e di aver lavorato senza progetto (in aula è emerso che il progetto c'era) e senza comunicazione al Genio Civile. Anche il pm Angela Anello aveva chiesto l'assoluzione per entrambi. Secondo il giudice Elisabetta Mazza, il reato di frode "non sussiste" e le altre due imputazioni non "costituiscono reato". I lavori di manutenzione, da poche migliaia di euro, non avrebbero potuto evitare i danni, provocati da una frana vastissima iniziata sopra la strada, ma furono eseguiti, afferma l'avvocato di Gagliano, il penalista leonfortese Ones Benintende, "a regola d'arte". Per gli imputati è la fine di un calvario giudiziario: i fatti risalgono al periodo fra il settembre 2004 e marzo 2005. Abbate è difeso dagli avvocati Michele Baldi e Angela Patelmo. Per l'avvocato Benintende la sentenza "ha reso giustizia a una condotta irreprensibile e rispettosa della legalità da parte di Gagliano". Abbate si dice soddisfatto e ricorda che già la Provincia aveva riconosciuto l'inconsistenza delle accuse, tanto che poteva costituirsi parte civile e non l'ha fatto, oltre a decidere di sostenere le spese legali; e ricorda di aver rinunciato a ricorrere "all'espediente della prescrizione", opponendosi a numerosi rinvii. «Ho accolto con grande emozione e con un profondo senso di liberazione la sentenza - racconta Abbate -. Sono stati anni lunghi e difficili, che hanno condizionato la mia vita privata e lavorativa. Non è stato facile lavorare sentendosi addosso l'ombra del sospetto, del pregiudizio, che anche inconsapevolmente deforma le relazioni, muta i rapporti con gli altri, tra colleghi, dirigenti e amministratori. Sono andato avanti forte della mia innocenza e della mia fiducia nella giustizia. Il mio unico desiderio era cancellare per sempre ombre e sospetti. Per la mia coscienza potevo già andare avanti a testa alta, ma ora ancor di più».

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