Patto di stabilità, la nuova trappola

Beffa per le amministrazioni virtuose che non hanno vantaggi dall’allentamento. Di Gangi: un premio per chi non ha rispettato la legge

ENNA. Ciò che avevano temuto il sindaco Paolo Garofalo e il suo assessore al Bilancio Vittorio Di Gangi si è purtroppo avverato. Il tanto declamato allentamento del Patto di stabilità non c'è stato. Il governo ha autorizzato solo gli enti locali con debiti certi, fatturati nel 2012, a pagare senza rispettare i limiti imposti. Per i Comuni virtuosi come il capoluogo nulla. «È una sorta di sanatoria - dice Di Gangi -. Un premio dato a chi non ha rispettato i limiti imposti dalla legge. Di converso chi è stato ligio al dettato normativo risulta penalizzato». In Italia purtroppo quest'andazzo è pratica comune. Ma cosa è successo? La gran parte degli enti locali hanno commissionato lavori alle imprese e poi non li hanno potuti pagare perchè sforavano il Patto. Con la nuova disposizione possono pagare senza incorrere in alcuna penalità. Il paradosso sta nel fatto che i Comuni virtuosi che hanno scelto la linearità si ritrovano a fare i conti con tanti problemi da risolvere: viabilità, arredo urbano, parco giochi per i bambini e via dicendo. Gli altri, la maggior parte, invece non hanno rispettato la legge, possono pagare senza incorrere in penalità e si ritrovano le opere realizzate. Il sindaco ricorda che a novembre erano disponibili «circa 3 milioni di euro per lavori e siccome una tale spesa avrebbe sforato il patto non li abbiamo commissionati. Con la stessa somma abbiamo estinto i mutui risparmiando circa centomila euro l'anno". Ma il rammarico resta: "Con la spesa di 3 milioni di euro di lavori in città se ne potevano fare tanti. E fra lavori e pagamento mutui avremmo preferito i lavori". Oggi le manutenzioni rimangono da fare e i criteri stringenti del Patto non sono stati modificati. Questo vuol dire che anche per il futuro l'amministrazione deve stare attenta a valutare la spesa. Garofalo ricordava nell'ultima seduta di consiglio comunale che «solo il 20 per cento dei comuni hanno rispettato il Patto di stabilità e quindi sono virtuosi». All'altro 80 per cento, che virtuosi non sono stati, come premio la possibilità di pagare per lavori e servizi ottenuti senza incorrere in nessuna penalità. Ma a questo punto conviene essere ligi alle direttive? «La riflessione da fare - continua Di Gangi - è un'altra. È giusto azzardare sulla pelle delle imprese? Noi non lo abbiamo mai fatto». E in effetti visto l'impossibilità a pagare che avevano i Comuni per molte aziende che avevano anticipato capitali rimaneva solo la strada del fallimento. Il dispositivo del governo nazionale per salvare le aziende ha offerto ai Comuni che hanno azzardato uno scudo. «Noi speravamo - conclude l'assessore al Bilancio - che il governo Monti avesse giustamente un occhio di riguardo per le tante imprese ma che non si dimenticasse di chi ha avuto un comporamento ligio alla normativa».

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