Caso Pasquasia, conto alla rovescia per il verdetto

Arriverà mercoledì, salvo rinvii, la sentenza del processo a carico dell'ingegnere Pasquale La Rosa: non avrebbe lavorato perché si evitasse la dispersione di fibre di amianto nell'ambiente

ENNA. Mancano tre giorni a un verdetto importante sulla miniera di sali potassici di Pasquasia, chiusa da circa vent'anni e che poi avrebbe provocato, secondo la Procura, un "disastro ambientale" a causa dell'amianto che è depositato all'interno del sito. Arriverà mercoledì, salvo rinvii, la sentenza del processo a carico dell'ingegnere Pasquale La Rosa, 57 anni, dell'Ufficio di coordinamento dei siti minerari ed ex consegnatario della miniera. Da poco meno di un anno La Rosa è sotto processo di fronte al tribunale collegiale di Enna, presieduto da Vittorio Giuseppe La Placa. Secondo l'accusa, non avrebbe lavorato perché si evitasse la dispersione di fibre di amianto nell'ambiente.
E avrebbe messo involontariamente a repentaglio, così, l'incolumità della gente. In aula è parte civile il ministero dell'Ambiente, tramite l'avvocatura dello Stato, assistita dall'avvocato Salvatore Faraci. L'accusa è sostenuta dal pm Francesco Rio, mentre l'imputato è difeso dall'avvocato Marzia Maniscalco. All'ultima udienza hanno deposto un funzionario della Resais, la società per il Risanamento e sviluppo delle attività industriali siciliane, che però non ha sciolto in aula tutti i dubbi sulla paternità della competenza a intervenire per la bonifica all'epoca; e un elettricista. La Rosa è accusato di non aver provveduto alla rimozione e allo smaltimento di cumuli di cemento amianto, sparso sul suolo del sito; e di non aver rimosso varie decine di fusti, bidoni e sacchi contenenti rifiuti. Secondo la procura si tratterebbe di atti che, per ragioni di igiene e sanità, dovevano essere compiuti senza ritardo. L'ultima accusa è quella più grave: avrebbe messo a rischio l'incolumità pubblica, dunque disastro colposo, commettendo i reati enunciati dalle altre imputazioni. È evidente che prima di sussistere questa accusa, vanno dimostrate le altre due. Fra i testimoni, la difesa aveva segnato un punto importante, nel corso di una precedente udienza, quando due funzionari dell'Arra, l'agenzia regionale dei rifiuti e l'ambiente, hanno scagionato La Rosa, dicendo che "pur avendo il potere di intervenire sull'inquinamento di Pasquasia, non aveva le risorse economiche a disposizione per poter compiere una massiccia azione di bonifica".

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