Violenza sessuale e lesioni all’amante, ennese a giudizio

Contraddittoria, tuttavia, la posizione della vittima che malgrado i danni subiti sarebbe stata «disposta a tutto pur di non troncare la relazione»

ENNA. Lo avevano arrestato il 31 dicembre del 2009 con l'accusa di aver tentato di strangolare la sua ex amante, una giovane proveniente dalla Romania. Da ieri l'ennese Giuseppe Amorelli, 52 anni, operatore socio-sanitario, è sotto processo per lesioni aggravate e violenza sessuale. È difeso dagli avvocati Antonio Impellizzeri e Carmelo Lombardo, imputato a piede libero di fronte al tribunale collegiale, presieduto da Elisabetta Mazza. Si è sempre professato innocente. Il processo non è entrato nel vivo, ma è stato rinviato per una questione tecnica a settembre. I fatti furono scoperti dalla polizia. Lei lo accusò di aver cercato di strozzarla, mostrando i segni che aveva sul collo. L'avvocato Impellizzeri nell'immediatezza ottenne i domiciliari, poi la scarcerazione totale. In aula è parte civile la presunta vittima, assistita dall'avvocato Edoardo Bonasera del foro di Catania.
Accuse gravi, quelle a carico dell'imputato, che dovranno essere dimostrate. Anche perché la tesi dell'imputato - disse che avevano litigato perché lui voleva lasciarla e lei non si rassegnava, andando su tutte le furie quando lui ricevette uno squillo sul telefonino - trovò una clamorosa conferma, all'indomani dell'arresto a opera della polizia: la moglie di Amorelli testimoniò per le indagini difensive e raccontò la sua verità. Confermò che volontà del marito era troncare la relazione extraconiugale con la romena, cosa di cui lei avrebbe parlato con la stessa immigrata, che però avrebbe risposto, dicendo che «se se ne fosse allontanato, lo avrebbe ucciso».
Una conferma indiretta alle dichiarazioni del marito, insomma, messa da subito a disposizione del gip. La difesa, alla luce di questa deposizione, descrisse la romena come una donna «disposta a tutto pur di non rinunciare al suo amante». Due tesi a confronto, insomma, che saranno sottoposte al vaglio di un collegio di giudici. Le accuse minori contestate all'operatore socio-sanitario sono ipotesi di esercizio abusivo della professione medica, perché avrebbe somministrato dei farmaci alla romena pur non avendone i titoli (secondo la difesa si trattò invece solo di una comunissima fisiologica, una flebo di quelle che si trovano in farmacia, niente di più e, soprattutto, niente per cui occorre la prescrizione di un medico). È accusato poi di aver utilizzato degli oggetti dell'ospedale. E di usurpazione di titolo, perché al momento dell'arresto, secondo quanto ricostruito dalla polizia, avrebbe detto agli investigatori di essere un avvocato, anche se non ha mai sostenuto l'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense. Adesso si ritornerà in aula nel prossimo autunno.

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