Enna, il primo concerto di Francesca Incudine

Il debutto della giovane cantautrice ennese, sorella e compagna d'arte di Mario Incudine

ENNA. E' l'amore - forte, passionale, sognatore, a tratti ingenuo - ciò che canta Francesca Incudine. E' con amore - faticato, studiato, imparato, a tratti improvvisato – che lo interpreta. La giovane rivelazione ennese del panorama musicale siciliano ha debuttato domenica sera sul palco del teatro Garibaldi (volutamente nella sua città e con il suo pubblico) per l'ultimo appuntamento del cartellone “Inondazioni. Teatro al sud festival”, ideato e voluto dalla compagnia de L'Arpa con la collaborazione del Comune.

“Iettavuci” il titolo dello spettacolo che è anche quello del primo cd di Francesca, realizzato sotto la direzione artistica e con i raffinati arrangiamenti del fratello Mario, artista ben conosciuto e apprezzato già da anni nel mondo della new world music italiana. Francesca, che proprio insieme a lui ha mosso i suoi primi passi e ha “ittatu” le sue prime “vuci”, è una presenza molto adeguata sul palco, forte e insieme discreta, femminile e sensuale (con gusto ed eleganza quasi d'altri tempi), intensa ma misurata, capace di non eccedere mai. Danzatrice, percussionista, ma soprattutto cantante. La sua voce è acuta e calda, riconoscibile, sua, impossibile ricondurla a stili altri, perfetto (forse l'unico) strumento per interpretare i testi delle sue canzoni che lei stessa ha scritto. Con la mente e il cuore di una donna, in lingua ed energia siciliana. “Tutta la mia raccolta – spiega Francesca – è un imperativo a farsi sentire, annunciare qualcosa di importante, alzare la voce, avvisare con prontezza di un pericolo, ma anche a far affiorare le proprie parole dal rumore di fondo, raccontare una storia diversa dalle altre, richiamare l’attenzione degli altri, lasciare un segno”.

In tredici tracce racconta in modo delicatissimo storie, riscrive sentimenti, emozioni, scelte di una vita pronta ad affacciarsi sul mondo.“Disiu d’amuri”, quando per lei la solitudine era una compagna,“Cori stunatu” sugli indugi amorosi, “Ninnananna in re”, dolcissima riscrittura siciliana del celebre brano di Bianca d’Aponte, e poi “Curri”, l'invito al riscatto di “Iettavuci” sino a “Mi metto o suli”, denuncia “non violenta” contro la violenza sulle donne. In perfetta armonia con lei sul palco le chitarre classiche, clarinetto, pianoforte, tamburi a cornice, percussioni, fisarmoniche e zampogne di Angelo Loia (che l'accompagna anche con la voce), Antonio Vasta, Carmelo Colajanni, Manfredi Tumminello, Pino Ricosta, Giorgio Rizzo e Salvo Compagno; nel disco, prodotto da Finisterre, anche gli archi di Dammen Quartet diretti da Antonio Putzu e la voce di Rita Botto.

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