Enna, sanità: furti nel centro finito ma ancora chiuso

I ladri hanno rubato i fili di rame che erano all’esterno, provocando un danno da 20 mila euro: e senza vigilanza, resta preda dei vandali

ENNA. Potrebbe essere un gioiello della sanità ennese. Dal 2004 a oggi è costato all'incirca otto milioni di euro di fondi pubblici, provenienti dal ministero dell'Economia. Ma giace chiuso senza vigilanza, incompiuto, nella piana a ridosso del lago di Pergusa, in attesa di un ultimo stanziamento, approvato ma non erogato da Roma.
L'ex Ciss di contrada Pollicarini, novemila metri quadrati dove dovrebbe sorgere un centro interprovinciale per la riabilitazione psico-fisica, un polo di eccellenza da 142 posti letto, rischia di diventare terreno di caccia per i ladri, che hanno già realizzato almeno un grosso furto di rame.
La società appaltatrice dei lavori, un'impresa catanese, è ferma da novembre del 2011. Aveva cominciato a lavorare meno di quattro anni prima e i lavori all'interno erano sostanzialmente finiti. Da qualche tempo però ha dovuto consegnare le chiavi, perché non ci sono i soldi per passare all'ultima fase dei lavori. Tutto è fermo, in sostanza, perché manca 1 milione e 400 mila euro, in compartecipazione tra il Governo e (per una minima parte) la Regione, che serviranno a completare il piazzale esterno e gli allacciamenti degli impianti esterni e interni. Un'opera di fondamentale importanza.
Alcuni addetti ai lavori utilizzano una metafora ciclistica, dicendo che è un pò come essersi fermati al cartello dell'ultimo chilometro dopo un tappone dolomitico del Giro d'Italia. Nella seconda metà di maggio, si diceva, l'impresa appaltatrice ha dovuto presentare una denuncia alla caserma dei carabinieri di Enna, per un grosso furto di rame. I ladri hanno rubato i fili di rame che erano all'esterno, provocando un danno da 20 mila euro. I malfattori, a quanto pare, non sono entrati dentro, dove il timore è soprattutto legato a possibili atti vandalici, che rischierebbero di vanificare un lavoro enorme. Dentro la struttura è quasi completa. Fonti bene informate parlano di un'ultimazione pari, più o meno, al 98 per cento. Dovrebbe divenire una sede di eccellenza, ma di fatto resta un'incompiuta.
Sembra proprio non esserci fortuna per questa struttura, che già nella seconda metà degli anni '60 veniva descritta come una sorta di cattedrale nel deserto, una delle tante che furono partorite dalla politica di quegli anni in Sicilia. Uno scheletro di color rossastro che per tanto tempo è rimasto lì abbandonato a sé stesso, fino a quando, nella prima metà degli anni Duemila, non arrivò la svolta: uno stanziamento da 8 milioni 300 mila euro. Correva l'anno 2004.
L'anno scorso, a occuparsi della situazione, fu il consigliere provinciale del Pdl Giuseppe Regalbuto. «Confermo, il finanziamento è ancora fermo a Roma - dice oggi Regalbuto - e, se ci fossero altri danni alla struttura, la colpa sarebbe tutta dei governi nazionale e regionale».

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