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Anziana morta in ospedale: chiesto il giudizio per un medico

ENNA. Secondo la Procura, durante un prelievo di midollo osseo il medico avrebbe forato lo sterno e provocato per errore una lesione cardiaca. Sarebbe morta così la signora Angela Di Paola, 75 anni, all'ospedale Umberto I, il 9 dicembre del 2011. Per questo il pm Marco Di Mauro ha chiesto il rinvio a giudizio di un medico in servizio all'unità di Oncologia dell'ospedale Umberto I, difeso dagli avvocati Gabriele Cantaro e Maria Elena Argento.
La famiglia della donna è assistita dall'avvocato Sinuhe Curcuraci. L'udienza preliminare entrerà nel vivo il prossimo 10 ottobre di fronte al gup Elisabetta Mazza. Nel corso dell'indagine si è svolto anche un incidente probatorio. Consulente della Procura era il medico legale Fabrizio Vaneria, perito del giudice la dottoressa Angela Grieco, medico legale.
Da quanto è emerso, la signora doveva sottoporsi a un prelievo di midollo osseo. Ma secondo quanto si evince nella descrizione del fatto posta in testa alla richiesta di rinvio a giudizio, la Procura ipotizza che il medico, nel corso di un esame puntale sternale, avrebbe «perforato lo sterno e quindi il cuore con l'ago utilizzato per l'esame, così da provocare una lesione cardiaca iatrogena». Questo avrebbe provocato il decesso.
L'accusa, ancora tutta da dimostrare, ipotizza un caso di «negligenza, imprudenza e imperizia». Già nel corso dell'incidente probatorio la difesa dell'indagato ha dato battaglia. L'esame fu eseguito da un consulente del pm, in un momento in cui l'indagine era solo agli inizi e non c'erano indagati.
L'avvocato Cantaro ha contestato la procedura, sostenendo che in casi del genere, secondo pronunciamenti della Corte di Cassazione, la comunicazione dell'esame andrebbe fatta a coloro che sono iscritti sul registro degli indagati o a coloro che, sulla base della documentazione agli atti, dovrebbero essere iscritti, come atto dovuto. Da qui la richiesta di nullità dell'autopsia, a cui si è opposto il pm Di Mauro, che ha ribadito il concetto durante l'incidente probatorio: la difesa o i suoi consulenti non erano presenti perché semplicemente il medico non era stato iscritto sul registro degli indagati.
L'avvocato Cantaro poi ha contestato che, nell'esame autoptico, secondo la difesa sarebbero stati «alterati» i reperti. Il perito del gip, però, ha sostenuto invece che il consulente del pm ha conservato gli organi dopo l'autopsia, e dunque non ci sarebbe stata alcuna compromissione. Ora la parola tra un mese e mezzo passerà al giudice per l'udienza preliminare.

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