Truffa alla Regione, è stato prosciolto l’ex deputato Pd

La Procura non ha impugnato l’assoluzione di Salvatore Termine, che era imputato in quanto amministratore dell’azienda Enna Euno

ENNA. La Procura di Enna non ha impugnato l’assoluzione dell’ex deputato regionale del Pd, Salvatore Termine, per cui adesso diviene definitiva per lui la sentenza del processo sulla presunta maxi-truffa dell’Ato rifiuti ai danni della Regione.
Passa in giudicato, dunque, il proscioglimento emesso dal gup Massimiliano De Simone, che ha assolto Termine per non aver commesso il fatto. Alla sbarra, invece, ci saranno altre 21 persone, tra cui altri quattro ex parlamentari, con varie accuse; e la stessa società Enna Euno spa in liquidazione. Termine, dunque, ne esce definitivamente, mentre il processo per gli altri, che si sarebbe dovuto aprire la scorsa primavera ma è stato rinviato più volte per problemi di composizione del Tribunale collegiale, entrerà nel vivo solo in autunno.
L’ex deputato era imputato in veste di amministratore della società, al pari di altri componenti di quel cda, che era composto da politici. Secondo la Procura, il denaro che fu usato per assicurare al territorio ennese il servizio di igiene ambientale, poco meno di 9 milioni, sarebbe entrato nelle casse dell’Ato indebitamente: da qui la presunta truffa ai danni della Regione, che stanziò il denaro dal fondo di rotazione. Nessuno degli imputati è accusato di aver messo in tasca un solo euro: si sarebbe trattato, secondo l’ipotesi accusatoria, di una singolare truffa alla Regione per finalità pubbliche, ovvero per gestire il servizio di igiene ambientale.
Termine è difeso dagli avvocati Patrizia Di Mattia e Fulvio Licari. Noto politico ennese, oltre che deputato regionale, in passato è stato anche assessore provinciale al Territorio e Ambiente e presidente della Provincia. Per lui il procuratore Calogero Ferrotti aveva chiesto in aula la condanna a due anni di reclusione; ma la difesa è riuscita a dimostrare che quando fu approvato il bilancio incriminato, in cui per la Procura sarebbe stato commesso il presunto falso e i cosiddetti «artifici e raggiri» ritenuti alla base dell’ipotesi di truffa, semplicemente lui non era ancora in carica come componente del cda dell’Ato. A parlare chiaro sono state le date dell’insediamento, che tra l’altro erano state anche depositate in tribunale: si era insediato qualche settimana dopo. Tant’è che la stessa Procura poi ha deciso di non impugnare neppure la sentenza. Oggi Termine non commenta la decisione della magistratura requirente ma dice di essere soddisfatto che si sia chiusa questa vicenda. «È stata una storia amara e difficile, sotto l’aspetto personale - ha detto Termine - perché trovarsi di fronte a fatti di questo tipo, che vedono quasi una condanna preventiva da parte dell’opinione pubblica, indipendentemente dalla sentenza finale, è difficile. Aldilà del fatto che poi si riesca a dimostrare la propria innocenza. Ho chiesto il rito abbreviato perché non intendevo avvalermi della prescrizione, ma dimostrare, cosa che ho fatto, che non avevo commesso nulla di quello che mi veniva contestato». In autunno riprenderà il processo a carico degli altri ventuno.

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