Enna, Archivio

Nicosia, continua presidio a difesa del Tribunale Pure il parroco sul tetto della Cattedrale

Non si ferma la protesta in attesa della proroga alle attività giudiziarie. La sede è stata cancellata con decreto del Governo

ENNA. La seconda giornata di presidio permanente per sostenere la protesta contro la soppressione del Tribunale ha registrato una serie di iniziative che hanno trasformato quello che avrebbe potuto essere un tranquillo sabato settembrino in una maratona di iniziative. Ieri mattina il vescovo Salvatore Muratore ha scritto una lettera al prefetto Minerva con la quale chiede “attenzione e risposte per il suo popolo”. Il sindaco Sergio Malfitano è salito sul tetto del Municipio, poi seguito dall’assessore Tomasi, dal signor La Gioisa e dall’avvocato Emanuele. L’iniziativa del sindaco è stata seguita da don Santino Paternò parroco della Cattedrale che all’ora di pranzo è salito sul tetto del principale edificio di culto della città assieme al sacrestano Mario Montesano. Nel pomeriggio una nuova iniziativa di un gruppo di avvocati che si sono incatenati in toga davanti al palazzo di giustizia. E per domani si prepara lo sciopero generale. Nella sua incisiva lettera il vescovo Muratore sottolinea il “grave disagio in cui versano le popolazioni del territorio della parte nord della Provincia di Enna. Se si dovesse dare una nomenclatura alla situazione che vive da anni e sta vivendo ancora il territorio di Nicosia e dintorni potremmo descriverla con due semplici parole: desertificazione e abbandono. La desertificazione è un processo che è in atto da tempo e che sta portando a svuotare il nostro territorio”. Il vescovo ha scritto al prefetto chiedendo che sua lettera venisse inoltrata al ministero dell’Interno. Il prefetto Clara Minerva ha risposto che la invierà anche al ministero della Giustizia. Il vescovo nella sua lettera parla del problema delle strade, della disoccupazione galoppante, della situazione problematica dell’agricoltura, del carcere e degli ospedali di Nicosia e di Leonforte, e della fuga delle intelligenze. E nello specifico sul Tribunale dice: “Perché chiudere e accorpare un Tribunale che non ha nessun costo per lo Stato, che funziona bene e che è vicino alla gente che serve? Vale solo la ragion di Stato, valgono solo le motivazioni economiche o valgono le persone che chiedono di essere maggiormente tutelate nelle loro necessità? Perché accanirsi a non volere accordare nemmeno una proroga? In qualche risposta istituzionale la protesta è stata liquidata superficialmente come se fosse un piccolo sciopero di scolari. Qui la gente sta soffrendo ed è esasperata. Attende di essere presa in considerazione”. È per il suo “popolo abbandonato” che il vescovo chiede di essere ascoltato. “Attendo insieme alla mia gente di riconoscere uno Stato che si prende cura e che è preoccupato della sopravvivenza dei suoi cittadini. Attendiamo risposte”. 

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