Catene ai polsi e cartelli al collo Ai Mosaici è sciopero della fame

Sesto giorno di protesta dei venditori di souvenir ai cancelli del sito dopo la mancata riunione in prefettura

PIAZZA ARMERINA. Sesto giorno di protesta dei venditori di souvenir ai cancelli d'ingresso del sito Unesco. Rabbia e tensione montano alla Villa Romana del Casale dopo la mancata attivazione del sospirato tavolo prefettizio che avrebbe dovuto mettere attorno allo stesso tavolo sindacati e istituzioni comunali e provinciali. Catene ai polsi e cartelli al collo, alcuni commercianti hanno anche iniziato lo sciopero della fame, mentre altri con problemi di salute ogni giorno consegnano i farmaci salvavita alle forze dell'ordine.
I commercianti denunciano lo stato di degrado in cui versa l'area commerciale, giudicata inadeguata, e l'isolamento dai flussi turistici degli stand sulla strada provinciale 90, rivendicando il diritto al lavoro. Sindacati e amministrazione comunale si incontreranno questo pomeriggio per tentare di sbloccare l'impasse in cui è finito il settore commerciale dell'area archeologica.
Sul tavolo del sindaco Filippo Miroddi i venditori di souvenir porteranno un documento con due richieste: «Siamo disposti a lavorare nella nuova area commerciale dopo che siano state rilasciate tutte le autorizzazioni di rito da parte di Asp, Arpa, Nas e Comune, o in caso contrario siano le istituzioni a indicarci un'alternativa concreta, purché i turisti vengano fatti passare tutti in entrata e uscita davanti a tutte le bancarelle, dalla prima all'ultima». Intanto sono giorni di incontri e confronti, come in seno alla conferenza dei capigruppo, con la possibilità della convocazione di un consiglio comunale straordinario. Ma sono giorni in cui al vaglio arrivano anche ipotesi giudicate "assurde" da tutta la categoria dei venditori di souvenir, come quella dell'installazione attorno ai box commerciali in legno di alte reti dotate di tessuti in grado di bloccare il passaggio della polvere che si solleva dalla pavimentazione sbriciolata dei parcheggi adiacenti. «Non accettiamo di pagare gli errori degli altri», recita uno dei cartelli al collo dei commercianti che stazionano da sei giorni davanti all'ingresso del sito archeologico. «Vogliamo lavorare in una condizione dignitosa», è scritto su un altro manifesto affisso su una recinzione. Ed il riferimento dei due messaggi è proprio all'area del Pit 11 realizzata con 6 milioni di euro, costituita dai nuovi parcheggi e box commerciali, ma piena zeppa di «anomalie, contraddizioni e incongruenze», come le ha definite il presidente della commissione regionale Antimafia Nello Musumeci durante il sopralluogo di martedì scorso.

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