Arrivano profughi a Pergusa: e tre sorelle siriane «ritrovano» il padre

ENNA. Sono arrivati martedì sera all’Oasi francescana di Pergusa in 34 (15 minori, undici donne e otto uomini) provenienti da Iran, Iraq, Afganistan e Siria. Accompagnati dalla polizia dal centro di prima accoglienza di Portopalo, nel Siracusano, sono tutti musulmani fuggiti dalla guerra e saranno ospitati dai frati minori conventuali per almeno tre mesi: è la prima ondata di profughi accolti in città. E intanto, è già partita la gara di solidarietà.
«La tv ci racconta le loro storie ogni giorno, ma l’impatto con la realtà è molto diverso», commenta padre Antonio Milazzo, parroco di Pergusa e responsabile dell’Oasi.


«Appena arrivati, ho visto negli occhi di questa gente la disperazione, il pianto, la paura, un bambino non dava più segni di vita, l’abbiamo portato all’ospedale dove per fortuna si è ripreso». Tra loro, c’era anche chi non mangiava da dieci giorni: «Hanno trascorso sei giorni in navigazione – continua il sacerdote – si sono imbarcati dalla Turchia e prima molti hanno viaggiato a piedi o su mezzi di fortuna per giorni. Sono arrivati da noi disidratati, identificati solo da un numero, perché i loro documenti sono stati gettati in mare dagli scafisti». Nessuno dei 34 comprende l’italiano (parlano arabo, pashtu e persiano), ma i francescani si sono avvalsi di una squadra di volontari e di un’interprete. Ieri padre Antonio ha partecipato a una riunione con prefetto e questore che coordinano l’accoglienza degli immigrati a Pergusa e in altri due centri di Piazza Armerina e Nissoria: «Ho chiesto la presenza di un pediatra tra noi», ha riferito il frate.


Tra le tante storie di questa triste odissea, quella di tre sorelle siriane da 15 anni lontane dai genitori, partiti a lavorare per la Germania. Rimaste nel loro paese a studiare, sono prima fuggite in Turchia e per poi imbarcarsi per l’Italia. Appena arrivate a Pergusa, hanno chiesto di poter chiamare il padre per fargli sapere di essere vive. Lui, intanto, le stava raggiungendo da Monaco e finalmente due giorni fa padre e figlie si sono riabbracciati tra la commozione generale. Abiti, giocattoli e generi di prima necessità sono arrivati dalle donazioni dei parrocchiani e da privati cittadini. Per contribuire, chiamare lo 0935.541227.

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