Ex convento di Enna, suore pronte a fare le valigie: si pensa a videosorveglianza

Il 10 dicembre al Garibaldi in scena uno spettacolo per raccogliere i fondi necessari

ENNA. Si lavora su più fronti per custodire le strutture della Chiesa e del monastero di San Marco assieme ai beni artistici che contengono. Mentre, infatti, le monache carmelitane scalze stanno per lasciare definitivamente il convento del centro storico, la prefettura, la soprintendenza ai Beni culturali di Enna, i rappresentanti della diocesi piazzese e quelli dell’Ordine carmelitano effettuano sopralluoghi e stilano preventivi per gli impianti di sicurezza. Non sono state ancora definite le cifre da investire nei lavori, ma sono in corso diverse attività volte a ottenere i finanziamenti necessari agli impianti di videosorveglianza e anti-intrusione che, nel dettaglio, per quanto riguarda la chiesa (appartenente al Fondo degli edifici di culto) sono stati chiesti alla Conferenza episcopale italiana e al ministero dell’Interno, mentre del monastero si prenderanno cura i padri carmelitani.Le associazioni cittadine, il Collegio dei rettori delle confraternite e i club service coordinati dall’Accademia pergusea danno intanto seguito alla raccolta firme “Basta con gli scippi!”, venendo in aiuto ai padri carmelitani nell’oneroso compito di conservare e tutelare i beni artistici del monastero: il 10 dicembre sera al teatro Garibaldi verrà messo in scena lo spettacolo “Fumo negli occhi” per raccogliere fondi da destinare all’impianto di sicurezza dei “tesori” finora custoditi dalle suore carmelitane. Sarà di scena la compagnia teatrale “Attrici per caso” della Fidapa cittadina, presieduta da Anna Dongarrà, che metterà a disposizione le spese per l’allestimento. Dell’iniziativa è già stato messo al corrente padre Renato Dall’Acqua, superiore dei padri carmelitani scalzi di Enna: «La città deve sapere – ha annunciato nei giorni scorsi – che la chiesa di San Marco non chiude. Noi carmelitani assicureremo la celebrazione delle messe mattutine così come abbiamo sempre fatto».

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