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Enna, Ato idrico: la legge dà ragione a tredici dipendenti

ENNA. Settimana importante quella che si apre per la definizione della vertenza Ato idrico aperta da 13 lavoratori, tra tecnici e amministrativi, del consorzio intercomunale di Centuripe, Regalbuto, Catenanuova. Questi ultimi, comandati fino a poco tempo fa ad AcquaEnna, hanno chiesto al giudice del lavoro di essere inquadrati nei ruoli dell'Ato idrico. La sentenza è stata a loro favorevole e adesso il commissario dell'Ato Salvatore Caccamo si ritrova con un buco in bilancio di 470 mila euro, tanto quanto necessita per la copertura degli stipendi dei 13 lavoratori.  Nelle scorse settimane Caccamo ha informato ufficialmente la Regione chiedendo l'erogazione delle somme necessarie, ma da Palermo nessuna risposta. Ventilata la possibilità di far intervenire nella spesa, quota parte i soci della società d'ambito, cioè i Comuni. Ma con i chiari di luna che corrono riflessi nei bilanci comunali questa sembra proprio una strada difficilmente percorribile.


Giorni fa il commissario Caccamo ha anche incontrato i lavoratori accompagnati dai rappresentanti sindacali del comparto, Giuseppe Adamo Uil e Nino D'Alia Cisl e dai sindaci dei comuni componenti il consorzio. Sarebbe stata rappresentata la disponibilità, per adesso non ufficiale dell'ente gestore Acquaenna ad assorbire tutti e 13 i dipendenti. Un percorso positivo che però ancora oggi propone vari e irrisolti quesiti. In particolare ai lavoratori preme conoscere l'iter dell'eventuale passaggio e su quali basi normative si muove. Una grande confusione nata per colpa della Regione.


Infatti a fronte di una legge che stabiliva in sei mesi il tempo di attesa per il personale comandato e poi la definitiva integrazione nell'ente gestore a seguito di un decreto del presidente, non è stato fatto nulla. I vari governatori che si sono susseguiti alla giuida della Sicilia non hanno mai firmato tale provvedimento.  «Noi - dice D'Alia - abbiamo chiesto al commissario Caccamo che venga sottoscritto un protocollo d'intesa con AcquaEnna per dare una soluzione alla vicenda». Ma se questa soluzione non avrà seguito l'Ato idrico dovrà necessariamente inserire i lavoratori nell'organico e quindi, come annunciato, mettere le 13 unità in mobilità? «Questo percorso ha un costo con l'Ato che in ogni caso deve sborsare l'80 per cento della busta paga per due anni. Quindi con la mobilità non si risolve e non si elude il problema». Insomma per il sindacato la strada da percorerre sarebbe quella del protocollo d'intesa con AcquaEnna? «Certo.
È una strada che lascia le porte aperte a nuove evenienze. Guardiamo, per esempio, con grande interesse a cosa succede sia a Palermo che a Roma riguardo la ripubblicizzazione del servizio idrico. Comunque - conclude l'esponente della Cisl - per il sindacato la parola d'ordine è non perdere neppure un posto di lavoro». In settimana commissario e lavoratori dovrebbero avere le idee più chiere rispetto la conclusione della vertenza.

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