Mafia, sequestro da 5 milioni al boss di Niscemi Arcerito

NISCEMI. Beni per cinque milioni di euro, sono stati sequestrati dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dalla Guardia di Finanza, al boss niscemese Giuseppe Amedeo Arcerito. Ad emettere il provvedimento è stata la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della Dda. I beni, seppur intestati a Calogero La Rosa e a Rosaria Arcerito, rispettivamente cognato e sorella del boss, secondo gli inquirenti sarebbero riconducibili a colui che è considerato un personaggio di spicco di Cosa nostra di Niscemi. Nel mirino sono finiti sette capannoni e un impianto di lavaggio all’aperto per mezzi industriali. Giuseppe Amedeo Arcerito, medico dentista, più volte è finito nei guai, per associazione mafiosa. Tratto in arresto nel 2001 nell’ambito dell’operazione di polizia “Ricostruzione”, nel 2002 è stato condannato dal Tribunale di Catania a tre anni di reclusione perché accusato di associazione mafiosa ed estorsione. Sentenza, nel 2003, divenuta definitiva. Attualmente è detenuto al Pagliarelli di Palermo, perché coinvolto nell’operazione “Parabellum”, risalente al 2011, perché indagato, in concorso con altri, dell’omicidio di Alfredo Campisi, avvenuto ad Acate il 6 novembre del 1996.
Già nel 2013, al medico niscemese erano stati sequestrati altri beni, fra fabbricati, terreni, conti corrente e titoli.

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