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Leonforte, «rubavano 9 tonnellate di rame»: cinque incensurati arrestati per ricettazione

LEONFORTE. Stavano caricando su un camion proveniente da Napoli nove tonnellate di rame, centinaia di cerchioni ed altro ferro. Tutta merce che, sul mercato, avrebbe avuto un valore di quasi 50 mila euro.
I carabinieri hanno arrestato per ricettazione e riciclaggio di materiale di provenienza illecita cinque persone. Tre sono leonfortesi - M.V. di 37 anni, titolare di una ditta di rottamazioni, il suo dipendente G.M. di 43 anni, e S.L.R., trentaduenne dipendente della ditta di movimento terra al cui interno si stava caricando il camion - e due napoletani, S.L.P. di 63 anni e V.G., 37 anni di Casalnuovo, dipendenti entrambi di una società partenopea di trasporto di materiali ferrosi. Nessuno ha precedenti.
Gli arresti, che hanno suscitato scalpore soprattutto per il profilo dei leonfortesi arrestati - tutti incensurati e dal passato senza macchia, tra l’altro conosciuti come brave persone - risalgono alla notte fra giovedì e venerdì, anche se la notizia è trapelata solo ieri. I cinque, che ora si trovano in carcere - ma nonostante questo i carabinieri hanno deciso di non divulgare i nomi per esteso perché incensurati e perché si tratta di un episodio ancora tutto da decifrare - compariranno lunedì mattina di fronte al Gip del Tribunale di Enna per l’udienza di convalida.
Fra le accuse c’è anche un presunto traffico illecito di rifiuti speciali. Tutto, spiegano gli uomini del capitano Michele Cannizzaro, è cominciato giovedì sera, quando le pattuglie del nucleo investigativo di Enna, assieme agli uomini della radiomobile, hanno controllato un Tir che si trovava all’interno dell’impresa di Leonforte, una ditta di movimento terra. Gli autotrasportatori, in sostanza, stavano effettuando operazioni di carico. Dal controllo del materiale ferroso, che era già stato collocato all’interno del cassone dell'autoarticolato, è così emersa la presenza, in particolare, di un numero consistente di grandi contenitori denominati «big bag», al cui interno si trovavano ben 9 tonnellate di rame. Altri «big bag» contenevano ottone e alluminio. Più in là poi c’erano varie centinaia di vecchi cerchi di autovetture, pronti, secondo i militari, per essere collocati nel cassone. A quel punto gli investigatori hanno chiesto spiegazioni ai cinque e nessuno di loro avrebbe saputo spiegare la provenienza della merce né dire a chi appartenesse. I carabinieri stimano che quel metallo - 9 mila chili di cavi, trecce, piattine e barre di rame puro - sul mercato avrebbe avuto un valore di oltre 45 mila euro. A quel punto sono stati approfonditi i controlli e avviati degli accertamenti, tanto da far giungere gli inquirenti alla conclusione che si trattasse di materiale di provenienza illecita. A farlo sospettare è stata anche la presenza di molta documentazione all’interno dei mezzi pesanti, posti sotto sequestro, tra cui vari moduli e registri in materia di rifiuti, che sarebbero stati tutti, rigorosamente, in bianco, ragion per cui tutti i presenti sono stati arrestati. Tutti, in pratica, vengono rinvenuti concorrenti, a vario titolo, nel reato di ricettazione e riciclaggio. Da qui l’arresto. L’inchiesta è coordinata dal pm Marco Di Mauro della Procura di Enna. La sede della ditta di movimento terra, dove erano in corso le operazioni, secondo gli inquirenti non avrebbe nessuna autorizzazione in materia di trattamento di rifiuti speciali. Per questo sarebbero venute fuori alcune violazioni al codice dell'ambiente e sul trattamento dei rifiuti. Si indaga per capire da dove provenisse il rame.

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