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Enna: vive in Belgio da tempo, ma scopre di avere debiti in Italia: era truffa

ENNA. Vive in Belgio da tempo, ma scopre di avere debiti in Italia per 65 mila euro, perché qualcuno ha creato un conto corrente a nome suo, usando un documento falso, e ha speso a dismisura.
È partita così l'inchiesta, che vede come presunta vittima un'emigrata del centro-nord Italia, per cui la Procura di Enna ha chiesto quattro condanne, un'assoluzione e due "non doversi procedere" per prescrizione, al processo per una truffa scoperta nel 2004 dai carabinieri. La sentenza si dovrebbe conoscere nelle prossime ore. La requisitoria del pm Francesco Rio, alla scorsa udienza, si era chiusa con la richiesta di 7 anni di reclusione per Luigi Salvatore Bellanti, 5 anni per Giuseppe Flavio Bellanti, 4 anni e sei mesi per Fabio Li Volsi, 3 anni per Tommaso Ciulla. Fra le accuse, contestate a vario titolo, c'è l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Chiesta poi l'assoluzione per un tipografo, che era accusato di aver "confezionato" i documenti falsi. Infine per due donne è stata chiesta "l'estinzione del reato" per prescrizione, ma a nessuna delle due era contestata l'associazione a delinquere. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Sinuhe Curcuraci, Giuseppe Di Dio, Alessandro Messina, Franco Puzzo, Gaetano Giunta e Guido Liuzzi.
Dopo la requisitoria del pm e le arringhe dei difensori, la sentenza era attesa per ieri, ma sino a tarda ora non si conosceva ancora. Sta di fatto che la Procura ritiene dimostrate le accuse, benché le difese abbiano duramente contestato ogni addebito. La sentenza è attesa dal Tribunale collegiale di Enna, presieduto dal giudice Giuseppe Tigano. Secondo l'accusa, in sostanza, Luigi Bellanti sarebbe stato il promotore della presunta associazione a delinquere, colui che avrebbe contattato gli altri e organizzato la truffa; intervenendo anche personalmente e procurando falsi documenti d'identità. Giuseppe sarebbe stato promotore e organizzatore dell'associazione e dei reati, con una sorta di "ruolo direttivo"; Li Volsi e Ciulla sarebbero stati partecipi e esecutori delle direttive dei Bellanti. La presunta vittima, una donna italiana che vive in Belgio, come si diceva ha sporto denuncia quando ha scoperto di essere "protestata" per quasi 65 mila euro. La seconda truffa, invece, sarebbe fallita a priori. Da qui la contestazione di tentata truffa: alcuni avrebbero tentato di ottenere un codice fiscale a nome di una persona residente all'Estero, usando una carta d'identità falsa. J. Tr.

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