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Braccianti agricoli sulla carta: scoperta maxi truffa all’Inps nell'Ennese

ENNA. Avrebbero assunto braccianti agricoli o lavoratori subordinati solamente sulla carta, per costringere l'Inps a pagare indennità di disoccupazione, dopo il licenziamento, e malattia. Una nuova truffa ai danni dell'Istituto di previdenza sociale è stata scoperta e denunciata dalla Digos di Enna, nella zona di Piazza Armerina, Barrafranca e Pietraperzia. Gli agenti, diretti dal commissario capo Giada Pecoraro, hanno quantificato un danno, in pochi anni (dal 2008 in poi), di 400 mila euro. La truffa è stata scoperta nell'ambito delle analisi dei flussi di immigrati nel territorio della provincia. Da tempo la Digos lavora sui cosiddetti "flussi di ingresso", per scongiurare ingressi irregolari sul territorio nazionale di cittadini extra-comunitari. Nel corso di queste attività, in pochi anni, sono stati scoperti vari casi di sfruttamento e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Questa truffa, invece, riguarda altri aspetti. A compierla sarebbero quasi esclusivamente italiani. Dall'incrocio di ciò che emerge dalle banche dati degli enti previdenziali - e anche a seguito di riscontri diretti - sarebbe emerso che alcune aziende agricole avrebbero fittiziamente instaurato contratti di lavoro agricoli al solo fine di conseguire indennità per malattia e disoccupazione, che avrebbero fruttato oltre 400 mila euro. L'intera somma adesso sarebbe in fase di recupero. Le denunce della Digos hanno indotto la Procura di Enna ad aprire un'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Francesco Rio, giunta già all'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Dall'avviso, in sostanza, si evince che la magistratura requirente ha condiviso le tesi della Digos. L'ipotesi di reato dunque è truffa aggravata continuata in concorso, perché gli indagati avrebbero "presentato false comunicazioni di assunzione di lavoratori subordinati, inducendo in errore l'Ente previdenziale e procurandosi un ingiusto vantaggio patrimoniale, consistito nell'indebita percezione di prestazioni erogate in relazione alla fittizia attività lavorativa dichiarata". Degli indagati trapelano solo le iniziali: M. F., D. G., S. C., C. R., L. A., A. S., P. M., B. A., P. G., B. F., B. L., B. A., B. M., C. S., G. A., C. G., P. A., B. S., A. S., C. L., L. G.. I ventuno sono tutti italiani. Riguardo agli stranieri, allo stato attuale si starebbero verificando le loro posizioni. "Nel caso di irregolarità - fa sapere la Questura - nei loro confronti verranno adottati i provvedimenti amministrativi di competenza".

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