Nicosia, cinque operai pagati senza lavorare: vertenza al capolinea

NICOSIA. Reclamano il lavoro per il quale sono pagati i cinque dipendenti del Comune di Nicosia che da quattro mesi vivono una situazione paradossale che umilia la loro dignità di lavoratori. I cinque, che sono seguiti dalla Uil, hanno diffidato, attraverso i legali Lucia Fascetto e Lucia Polizzi, il Comune e Acqua Enna. Chiedono che gli venga garantita «la ripresa materiale e concreta della propria attività lavorativa in favore dell'ente Comune di Nicosia». Se entro 15 giorni non verranno occupati si rivolgeranno al Giudice. Come si sa il Comune, da cui dipendono, non li impiega perché l'amministrazione comunale sostiene che non avendo la gestione diretta del servizio non può farli lavorare e la società ha detto chiaramente che non li vuole. Questi cinque uomini, quindi, da ormai da quattro mesi continuano tutti i giorni a recarsi sul posto di lavoro ma quotidianamente gli viene impedito di prendere servizio.
«I controversi rapporti tra il Comune e la società Acqua Enna Scpa, che sono, peraltro, stati costretti a ricorrere quasi annualmente al Giudice del lavoro per il riconoscimento di «svolgimento di mansioni superiori e salario accessorio», provocano - spiega Pasquale Calandra della Uil - incresciose, immediate e dirette conseguenze che gravano sui lavoratori. A loro infatti, sin dalla data del 2 gennaio 2014, è materialmente impedita la possibilità di offrire regolare prestazione lavorativa. Gli stessi infatti - conferma Calandra - si recano nel luogo di lavoro e sono costretti a rimanere inoperosi, con grave ed evidente danno della professionalità, della dignità e della vita sociale degli stessi». Ma se per gli operai il salario è garantito rimane il problema dell'occupazione. Per i quattro fontanieri e per l'operatore idraulico, prima comandati e poi trasferiti ad Acqua Enna, che la società non utilizza più dallo scorso primo gennaio, la Giunta municipale continua ad anticipare i fondi che servono a pagare il loro salario e i contributi Inail. Si tratta di una spesa che per il Comune si aggira intorno ai 13 mila euro mensili. Tutte le anticipazioni, come si legge nelle delibere di Giunta che anticipano i loro salari, sono state disposte «a titolo provvisorio con recupero sulla società Acqua Enna».

«Ciò che gli operai chiedono - ribadisce Calandra - è la dignità del lavoro e del lavoratore».
In questi quattro mesi i lavoratori assieme alla Uil hanno più volte sollecitato una soluzione, ma adesso, esaurita la pazienza, dalle parole si passa ai fatti. «Gravi e certe - spiegano gli avvocati Fascetto e Polizzi - dunque si palesano le responsabilità del Comune di Nicosia, formale e sostanziale datore di lavoro dei dipendenti, nonostante lo stesso abbia regolarmente corrisposto ai lavoratori le mensilità di gennaio, febbraio e marzo 2014».

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