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Enna, screening oncologico: forse la prevenzione "passa" alla Lilt

ENNA. È di questi giorni la voce insistente che l'Asp ennese si stia preparando a cedere i servizi di screening oncologici per i tumori al seno in favore della Lilt. Dalle indiscrezioni che circolano nei piani alti, sembrerebbe che l'azienda sia intenzionata (non c'è nulla di ufficiale ancora) a stipulare una convenzione con una sezione provinciale della Lega italiana per la lotta contro i tumori, alla quale verrebbero concessi anche dei locali. La notizia, vera o presunta, ha scatenato i malumori di medici e cittadini poiché il servizio della sanità pubblica sarebbe già efficace. Il programma di prevenzione (elaborato dalla Regione) si concentra su tre tipologie di tumore, il carcinoma al seno, quello al colon retto e quello alla cervice uterina. Lo screening che ha avuto più richiamo sul territorio ennese è stato il primo dei tre, da dicembre a oggi, infatti, sono state effettuate 1420 mammografie. Inoltre l'Asp 4, è dotata di attrezzatura all'avanguardia, l' Umberto I ad esempio possiede due mammografi digitali diretti (ad alta specializzazione) acquistati con fondi dedicati alla prevenzione pochi anni fa. Difficile immaginare che un ambulatorio come quello della Lilt abbia strumentazioni così costose e tutte le professionalità necessarie per seguire l'intero percorso dei pazienti. E poi che fine farebbero questi mammografi? L'unica risposta plausibile sarebbe darli in comodato d'uso alla stessa associazione. Questa non è l'unica nota stonata, il presidente della Lilt, a quando sembrerebbe, è il dottore Giuseppe Camilleri attuale direttore sanitario dei presidi di Enna e Piazza Armerina e il regolamento dell'Asp prevede che un dipendente non possa fare concorrenza alla sua azienda anche a titolo gratuito, quindi il dirigente dovrebbe lasciare una delle due cariche. «L'Asp, non ha avviato nessun accordo con la Lilt anche se, - ha dichiarato il direttore sanitario Filippo Muscià - l'azienda è in dovere di esaminare le richieste che arrivano dalle strutture esterne». E ha precisato: «I programmi di screening oncologici sono stati istituzionalizzati, ovvero le aziende provinciali sono obbligate a prevedere la puntuale somministrazione degli screening alla popolazione. Di prevenzione si è occupata a lungo la Uil Fpl: «Non eravamo a conoscenza di queste voci ma ci preoccupano perché come organizzazione sindacale - ha dichiarato il segretario generale Giuseppe Adamo - abbiamo sempre voluto che alcuni servizi venissero svolti dalla struttura pubblica per la professionalità che la stessa detiene».E ha continuato: «La campagna di screening va ampliata e non penalizzata, pertanto non comprendiamo perché si tende a indebolire il pubblico per favorire il privato oppure l'associazionismo anche se non abbiamo nulla contro le professionalità che si avvicinano a queste realtà». La Uil che si prepara al congresso non ha alcun dubbio: «Se si dovesse fermare l'attività dell'Asp - spiega Adamo - non ci resterebbe che notiziare l'assessorato e gli organi preposti al controllo».  

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