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Consorzi, Piazza Armerina pensa a nuove «alleanze»

PIAZZA ARMERINA. La città dei mosaici guarda a Caltanissetta e Catania e non più verso Enna. I futuri consorzi, che dovranno sostituire a breve le vecchie e ormai abolite province, diventano terreno di divisione politica tra Piazza e l’ex capoluogo.
In aula i gruppi consiliari hanno cominciato a porre le basi per la futura alleanza territoriale con i Comuni del nisseno o del catanese. Istituita all’unanimità una commissione operativa formata dal sindaco Filippo Miroddi e dai capigruppo consiliari per intavolare le prime trattative con gli enti locali vicini.
«Molti hanno evidenziato perplessità su questa commissione - esordisce il consigliere Salvatore Alfarini, capogruppo de Il Megafono -, la quale non è altro che la stessa conferenza dei capigruppo allargata a chiunque voglia dare un contributo fattivo su questa questione e con un ordine del giorno permanente, ragion per cui non mi formalizzerei più di tanto, da essa devono necessariamente transitare tutti i passaggi che devono portare al più presto alla predisposizione della delibera dei 2/3, presupposto necessario - conclude - per poter dare successivamente la parola al popolo sovrano a cui spetta la decisione ultima e definitiva». Serve un primo voto del consiglio comunale, poi la consultazione popolare attraverso un referendum consultivo. E qui pare possano venire i primi problemi. «Potrebbero non esserci i soldi per fare il referendum, i tempi sono stretti perché bisogna fare tutto entro sei mesi», spiega il presidente del consiglio comunale, Gianfilippo La Mattina.
Uno scoglio è legato ai numeri, alla popolazione minima per consentire la formazione di un consorzio. E una delle domande che echeggia ancora è se i consorzi siciliani da un punto di vista giuridico siano stati concepiti come veramente liberi, o di fatto costringeranno la città dei mosaici ad un matrimonio ormai finito con il capoluogo ennese.
Servono 150 mila abitanti, l’ex provincia ennese ha 174 mila abitanti, almeno così sembra dagli ultimi rilevamenti statistici, e con una popolazione piazzese di 22 mila persone che transitano nel gelese o nel catanese il numero dei 150 mila non verrebbe meno per Enna. Ma anche il gioco dei piccoli Comuni del messinese desiderosi di passare con la zona dell’ennese potrebbe aiutare Piazza a svincolarsi dai numeri.
In consiglio comunale e nei corridoi delle istituzioni piazzesi, comunque, pare si sia pronti anche ad imbracciare le armi del diritto, facendo valere proprio il dettato legislativo sui «liberi consorzi» come base per un eventuale ricorso al Tar e per sollevare un eccezione di incostituzionalità. Forti perplessità, però, arrivano dal Movimento Cinque Stelle che ha parlato di una «commissione per tradire», un escamotage per perdere tempo. «Nei salotti romani si dice: se vuoi insabbiare una legge o non prendere una decisione spiacevole, istituisci una commissione», dicono i grillini, i quali auspicavano una «decisione rapida» per arrivare all'immediato distacco da Enna. «Se nei prossimi giorni un qualsiasi Comune della provincia, anche il più piccolo, dovesse decidere di lasciare il consorzio di appartenenza, Piazza non potrà più farlo, il sindaco Filippo Miroddi e tutto il consiglio comunale sono a conoscenza del pericolo che corriamo, ma evidentemente vi sono altri interessi da assecondare», scrive il M5S in una nota.

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