Enna, Non «vedono» il tumore: a giudizio due medici

Lesioni colpose. Una diagnosi precoce avrebbe potuto evitare la mastectomia

ENNA. Sono accusati di non aver diagnosticato un tumore alla mammella a una donna di Piazza Armerina, nonostante avessero eseguito la mammografia: una diagnosi precoce, secondo la Procura di Enna, avrebbe potuto evitare di dovere ricorrere a una mastectomia. Per questo due medici che lavorano in provincia di Enna, F.C., difeso dall'avvocato Michele Calcagno, e G.A., difeso dagli avvocati Nicola Granata e Corrado Adernò del foro di Catania, sono stati rinviati a giudizio e sono già sotto processo, di fronte al Tribunale monocratico di Enna, con l'accusa di lesioni colpose ai danni di una donna di Piazza Armerina. Il processo si celebra dinanzi al giudice monocratico di Enna Marco Minnella.
In aula si è costituita parte civile la donna, assistita dall'avvocato Giovanni Zagardo.
La persona offesa è stata anche interrogata nel corso della scorsa udienza e ha ricostruito le visite effettuate nelle varie fasi di questa vicenda. Differenti, infatti, sono i tempi degli esami svolti dai due medici e, c'è da ipotizzare, anche il grado di possibile responsabilità; ammesso che effettivamente emergessero, poi, dal dibattimento in corso, dei profili di responsabilità penale (per il momento si tratta solo di un'imputazione, tutta da dimostrare).
Il dottore F.C. è imputato in qualità di estensore del referto della mammografia che fu effettuata nel febbraio del 2010. Dal canto suo, invece, il dottore G.A. avrebbe sottoposto la donna allo stesso esame, cioè la mammografia, nel marzo del 2011.
Il primo è accusato di imperizia, perché, stando alla ricostruzione del fatto effettuata dal pm e riportata nel decreto che dispone giudizio, non avrebbe effettuato ulteriori accertamenti, a fronte di un nodulo sospetto che sarebbe emerso dalla mammografia.
Al secondo, invece è contestata una negligenza, perché avrebbe omesso, sostiene l'accusa, di refertare l'esame che eseguì. E in questo modo i due imputati, stando sempre all'assunto accusatorio che sostiene la Procura, con "condotte autonome ma causalmente collegate", avrebbero provocato alla donna una "lesione personale gravissima", consistente in "mastectomia radicale con asportazione del linfonodo sentinella".
L'inchiesta è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Piazza Armerina, e coordinata dal pm Francesco Rio, che poi ha deciso di esercitare l'azione penale chiedendo il giudizio per i medici.
Alla scorsa udienza, come detto, ha deposto la donna, oltre all'ex comandante della compagnia dei carabinieri di Piazza Armerina, il capitano Michele Cannizzaro. Si riprenderà il 5 giugno con l'audizione degli esperti che effettuarono una consulenza per il pubblico ministero, acquisita nonostante la difesa degli imputati avesse chiesto di escluderla, perché svolta senza contraddittorio fra le parti.

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