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Troina, la centrale di biomassa non si farà

TROINA. Revocata dalla Regione l’autorizzazione alla realizzazione della centrale di biomassa in contrada “Serro Croce”. Si chiude così un lungo capitolo fatto di battaglie contro un impianto che i troinesi non volevano. La decisione, di revocare e archiviare l’istanza di realizzazione di una centrale di biomassa nel territorio troinese, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale regionale, è stata presa dall’assessorato regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità.
«Con la revoca dell’autorizzazione giunge al termine una lunga battaglia che ha visto impegnati in prima linea tutti gli esponenti della coalizione Troina Bene Comune e l’amministrazione comunale per tutelare la salute dei nostri concittadini. Ci auguriamo adesso – commenta il sindaco Fabio Venezia - che la magistratura faccia ulteriore chiarezza e rilevi eventuali reati e abusi commessi per la costruzione di questa centrale». Il progetto dell’impianto arrivava da lontano e a maggio del 2010 era stato preparato dalla firmata di una convenzione per la fornitura di biomassa tra il presidente dell’Azienda speciale silvo pastorale, La Barbera, e l'avvocato Guido Minà per la società Libeccio srl di Catania, che avrebbe dovuto realizzare l’impianto.

La convenzione, ventennale, prevedeva l'utilizzo di circa 130 ettari, ogni anno, per il taglio di sezioni boschive che alle casse dell’Azienda avrebbe fruttato circa 200 mila euro l’anno. Poi, ad aprile del 2012, l’assessorato regionale all’Energia aveva dato il via libera alla Libeccio srl per la costruzione e l’esercizio di un impianto di cogenerazione per la produzione di energia elettrica tramite combustione di biomasse solide. La centrale avrebbe dovuto sorgere in contrada “Serro Croce”, a soli 2 chilometri di distanza dal centro abitato. L’impianto, avrebbe consentito la produzione di 1 megawatt di energia elettrica e 2 megawatt di energia termica da fonte rinnovabile. Proprio la vicinanza con il centro abitato aveva subito destato preoccupazione tra i cittadini, allarmati per i potenziali effetti nocivi dei fumi derivati dalla combustione dei materiali organici che sarebbero stati utilizzati. Era quindi passata in secondo piano la positiva ricaduta economica, che avrebbe portato l’impianto, che oltre alla certezza di un introito nelle casse dell'Azienda avrebbe portato nuova occupazione.

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