Enna, il «pasticcio» degli scrutatori è archiviato

Seduta di consiglio corposa con discussioni lunghe oltre cinque ore e mezza: al centro pure i costi della politica

ENNA. Primo effetto della polemica sui costi della politica al Comune. Seduta di consiglio, venerdì sera, corposa con discussioni lunghe oltre cinque ore e mezza.
Alla fine qualcuno fra i consiglieri non ha gradito la tanta carne al fuoco. È bene comunque sottolineare che probabilmente è stato una delle sedute più partecipate dell'intera consiliatura con interventi di quasi tutti i consiglieri. La lente d'ingrandimento era comune posizionata su uno degli ultimi argomenti in programma, l'ordine del giorno sul pateracchio del soteggio/nomina degli scrutatori per le recenti elezioni europee presentato dall'opposizione. L'odg è stato bocciato con 11 voti contro, Pd, gruppo federato e l'indipendente Messina, 9 favorevoli Megafono, Misto, Altrementi e Scillia Mpa. Tre gli astenuti Salamone e Tornabene Pd, Palermo Mpa. Tutti e tre componenti della commissione elettorale. Ferrari lista Musumeci è invece uscito dall'aula: «Questa polemica l'ho ritenuta chiusa già il giorno dopo. Comunque il mio giudizio è stato negativo». Per fare mente locale va ricordato che i capigruppo avevano dato «solo una indicazione informale alla commissione elettorale» per arrivare alla designazione tramite sorteggio. Questo è un passaggio al quale tiene molto il capogruppo del Pd Angelo Salamone. Nel bel mezzo della seduta però la commissione decise di continuare le designazione evitando il sorteggio e passando alla nomina dei disoccupati presenti.
Da qui indignazione di alcuni consiglieri e silenzio di altri che avevano concorso alle nomine. I più inferociti arrivarono a chiedere anche le dimissioni del vicesindaco Salvatore Cappa, presidente di tale commissione. Stessa cosa è stata chiesta dal M5S. Al dibattito è intervenuto il sindaco Paolo Garofalo il quale ha liquidato la polemica affermando di «non aver pensato neppure un istante a revocare la delega al vicesindaco».
E questo perchè «la commissione pur avendo adottato decisioni che non mi sono piaciute ha sempre seguito il dettato della legge. Mi sembra una questione con un fortissimo sapore politico». «Quest'ultima affermazione del sindaco - dice Maurizio Dipietro del Megafono - mi trova d'accordo. Ma la commissione aveva un indirizzo politico ben preciso da seguire e non lo ha fatto». Ha poi sottolineato che «i componenti non hanno sentito neppure la necessità di dimettersi dalla commissione». È andato giù duro Gianfranco Gravina Pd: «Non rinnego neppure una virgola delle mie critiche. Per me è stato un pasticcio e lo ribadisco. Voto a favore della mozione». Ma a detto ancora di più e politicamente è stato devastante: «È completamente rotto il rapporto di fiducia con chi rappresenta in aula me e il partito. Tutti e due siamo stati trascinati in magre vicende».
Non meno pesante il commento di un altro consigliere Pd, Luigi Dello Spedale: «Le mie critiche sull'accaduto rimangono tali, non rinnego nulla. Voto contro la mozione solo per spirito di appartenenza». Nel Pd solo Lorenzo Colaleo si è dato da fare per tentare di ridimensionare l'accaduto, il capogruppo Salamone, che fa parte della commissione elettorale, non ha preso la parola. Il sindaco Garofalo ha anche confermato che c'è un'azione in corso da parte della Procura. Infatti gli atti della commissione sarebbero stati già acquisiti dagli inquirenti a seguito di un esposto. Prima di iniziare questa polemica c'è stato tempo per un saluto. Per la stenografa Concetta Giamblanco è stato l'ultimo consiglio dopo 33 anni di attività. «Va in quiescenza - dice il presidente Maurizio Bruno - uno colonna della presidenza».
I consiglieri si sono occupati anche di degrado urbano, del posteggio comunale di via Candrilli, del bay pass di via Borremans e infine è stato approvato a maggioranza un debito fuori bilancio.

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