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«Homo novus», il Comune di Leonforte parte civile

LEONFORTE. L'amministrazione ha deliberato la costituzione di parte civile del Comune al processo “Homo Novus”, sulle estorsioni e il traffico di droga di quello che è ritenuto il nuovo clan leonfortese di Cosa Nostra. Il provvedimento era stato annunciato alcune settimane fa dal sindaco Francesco Sinatra, dopo la fissazione, per il prossimo 17 luglio, dell’udienza preliminare. Ancora non ci sono rinvii a giudizio e ancora, tecnicamente, non c’è neppure un processo, ma solo una richiesta di rinvio a giudizio firmata dai pm della Dda Roberto Condorelli e Giovanni Di Leo, a carico di tredici persone. La richiesta – con accuse, contestate a vario titolo, di associazione mafiosa, tentata estorsione e associazione finalizzata al traffico di droga – riguarda il presunto capo del clan, Giovanni Fiorenza “u sapienti”, i suoi due figli Alex e Saimon, Mario Armenio, Giuseppe Viviano, Gaetano Cocuzza, Angelo Monsù, Nicola Guiso, l’agirino Giuseppe Cuccia e quattro giovani leonfortesi, P. P., A. P., D. T. e D. M.. La decisione di costituirsi parte civile del Comune è arrivata in ossequio alla mozione del consiglio, che mesi fa ha impegnato la giunta a farlo per i processi per mafia, usura, estorsione e reati contro la pubblica amministrazione. La costituzione, inoltre, secondo quanto si evince dalla delibera, è motivata dalla “natura e gravità del reato, imputato a soggetti che avrebbero operato esclusivamente o principalmente nell’ambito del territorio di questo Comune, apportando grave pregiudizio alla già fatiscente economia locale, con grave turbativa nel suo fisiologico svolgimento, nonché arrecando grave danno all’immagine pubblica di questa collettività comunale”. Per questa ragione l’amministrazione comunale ha dato mandato al sindaco di firmare la richiesta di costituzione, autorizzandolo a sottoscrivere la costituzione di parte civile al “procedimento penale” istruito “innanzi al Tribunale di Enna”. L’udienza preliminare, va ricordato, si svolgerà a Caltanissetta il 17 luglio, di fronte al giudice per l’udienza preliminare Marcello Testaquatra. E qui alcuni imputati, se non tutti, potrebbero chiedere il rito abbreviato. Se così facessero, gli atti non arriverebbero mai a Enna – sede di un eventuale giudizio ordinario – ma tutto si chiuderebbe a Caltanissetta con un rito “alternativo”. L’indagine è stata condotta dagli uomini del commissariato di Leonforte e della squadra mobile di Enna, diretti dai vicequestori Salvatore Tognolosi e Giovanni Cuciti, sotto il coordinamento della Dda.

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