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Enna, acqua e rifiuti le spine nei conti del Comune

ENNA. Ato rifiuti a AcquaEnna sono la spina nel fianco dell’amministrazione comunale. L’amministrazione, infatti, deve far fronte a non poche rogne: deve fare i conti con le alte tariffe imposte dalle due aziende che la rendono di conseguenza certamente impopolare tra la cittadinanza, anche se, in realtà, non ne ha una diretta responsabilità visto che questi tali cifre da capogiro vennero confezionate quando ancora nessuno pensava ad un’ amministrazione targata Paolo Garofalo.
È pur vero, comunque, che in questi quattro anni ben poco è stato fatto per ridimensionare i danni. A favore di Palazzo di città la gestione. Nel quadriennio solo una volta, per quanto riguarda l’Ato rifiuti, il clima si è veramente surriscaldato. Poi Paolo Garofalo e i suoi hanno fatto quello che hanno potuto, e in un certo senso anche tanto: hanno razionalizzato le tariffe e abbassato il prelievo sulle utenze del 30 per cento. Ma il problema sta alla fonte. Le tariffe erano talmente alte che anche una riduzione consistente ha fatto poco rumore. Senza contare che il problema del personale rimane tutto intero. In Consiglio comunale più volte l’opposizione, con Giovanni Contino in testa, ha denunciato e sventolato pubblicamente stipendi record dentro l’Ato rifiuti, riguardo il settore amministrativo.
A fronte di tutto questo e altro ancora, sempre negativo, c’è una città che continua ad essere sporca, che non ha attivato come si deve la raccolta differenziata, che continua a mantenere la gestione dei rifiuti come un costo e non una opportunità per creare sviluppo e ricchezza. In altri centri capita. A dare un segnale del malessere che l’utenza ha nei confronti dell’Ato rifiuti basta pensare all’enorme contenzioso ancora in corso.
Nell’ultima seduta del Consiglio comunale su un’interrogazione di Dante Ferrari, Lista Mususmeci, l’assessore al Bilancio, Vittorio Di Gangi, ha reso noti i numeri del contenzioso rispetto al 2010. Per quell’anno i ricorsi furono ben 1128 dei quali 788 sono stati accolti e di questi 707 vantano una sentenza passata in giudicato. Nella gran massa di ricorsi presentati, gli utenti hanno perso solo in 13 casi. Per la legge dei grandi numeri, e per un’evidenza oggettiva, è chiaro dove sta la ragione.
Capitolo AcquaEnna. Anche qui mali noti. Costi altissimi, esorbitanti. «Nell’ultima bolletta - dice con animosità un utente, Paolo Mingrino - ho trovato aumenti consistenti. Insieme ad alcuni amici stiamo verificando». Pare che ci sia stato un aumento di 30 centesimi al metro cubo. Comunque di queste nuove bollette si occuperanno di certo le associazioni dei consumatori. In ogni caso avere l’acqua a casa è diventato un vero lusso. Le bollette salgono continuamente senza avere neppure un servizio idrico con un flusso di 24 ore al giorno, com’è normale in altre città. E poi c’è l'inghippo del deposito cauzionale di 25 euro che AcquaEnna continua a reclamare, tanto è vero che nell’ultima bolletta richiede la somma e minaccia gli utenti perfino del distacco del contatore. «Io quella somma - dice una pensionata, la signora Mirisola - non la pagherò mai, perché il deposito cauzionale l’ho già versato una volta all’Amal quando mio marito ha firmato il contratto. Che AcquaEnna lo chieda all’Asen». Su questo fronte la sfida è aperta e gli utenti sono pronti anche alle barricate. Ma siamo nella terra di Pirandello e come tale il paradosso sta di casa. Il referendum a stragrande maggioranza disse no alla gestione privata del servizio idrico. Ma dopo anni da Stato, Regione e Comuni silenzio assoluto.

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