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Enna: castello di Lombardia, è scontro sulla recinzione

ENNA. All'annuncio che le associazioni che si battono per la tutela del Castello di Lombardia sono pronte a portare tutto il carteggio relativo ai lavori sul costone in Procura, la Soprintendenza ai Beni culturali e il Genio civile rispondono con una presa di posizione altrettanto forte. I due uffici regionali hanno inviato all'Avvocatura dello Stato copia degli articoli apparsi sulla stampa in queste settimane per verificare se esistono i presupposti per presentare una querela all'Autorità giudiziaria. Soprintendenza e Genio civile «disapprovano il comportamento delle associazioni tendenti ad inculcare nell'opinione pubblica l'adozione di provvedimenti illegittimi». I toni utilizzati sono stati forti e i vertici di Genio civile e Soprintendenza si sono sentiti denigrati. Sottoscrivono prioritariamente che «si tratta di un intervento di somma urgenza, cioè di salvaguardia dell'incolumità pubblica e dei luoghi». Motivo del contendere l'utilizzo di reti per mettere in sicurezza un costone del Castello. La rete sarà utilizzata ma temporaneamente in attesa di finanziamenti più cospicui che consentano ben altri lavori. A questo riguardo si legge in una nota dei due uffici: «La particolare frammentazione di parte del costone nord ha costretto, di applicare in una minima parte, in attesa di finanziamenti per un progetto di restauro, in maniera temporanea e in modo reversibile una rete di protezione per garantire la sicurezza del viale Savarese». Una misura reputata necessaria che avrebbe quale alternativa solo "la chiusura dell'anello stradale". Ma Genio civile e Soprintendenza assicurano che «la rete non deturpa o sminuisce la valenza architettonica e monumentale del Castello«. E ricordano che «le reti di protezioni definitive sono usate anche in altri castelli siciliani». E fanno un elenco dove sono utilizzate: Castello Rufo Ruffo di Scaletta Zanclea, che vanta il riconoscimento di Meraviglia Italiana, Castello di Gagliano, Castello e area archeologica dei Ventimiglia di Geraci siculo e di Caltavuturo, Castello di Milazzo, Mineo, Corleone e dell'ex carcere di Randazzo. L'attuale intervento non prevede il restauro ma solo l'asportazione dei massi che si trovano in precario equilibrio nonchè la messa in sicurezza delle parti rocciose che presentano fratture. Dai vertici dei due uffici regionali viene ribadito l'impegno a tutelare il Castello anche nel futuro con altre e nuove azioni tanto che è intenzione degli stessi di "emettere un vincolo architettonico diretto" al monumento. Ma stanno soprattutto valutando l'opportunità di «apporre un vincolo architettonico indiretto sull'intero rilievo». Soprintendenza e Genio civile però un sassolino dalle scarpe devono toglierselo e a loro volta puntano il dito contro le associazioni sempre pronte a criticare. Invece, a parer loro, dovrebbero «comprendere le problematiche dell'intervento e anziché criticare dovrebbero sviluppare attività concrete di valorizzazione del Castello». P.D.M.

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