DOPO UNA TRASFUSIONE

Morì di epatite: risarcimento da 850 mila euro a Troina

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Pronunciamento a favore degli eredi di una donna di Troina. La trasfusione infetta risalirebbe al ’68

TROINA. Una trasfusione di sangue infetto, risalente al 1968, e la donna trasfusa contrae un’epatite C. Il Tribunale di Caltanissetta ha stabilito, con una sentenza della settimana scorsa, che agli eredi della donna, difesi dall’avvocato Silvio Vignera, spetta un indennizzo di 850 mila euro. Circa un mese fa gli eredi avevano vinto, in appello, un’altra causa con la quale, sempre il Tribunale nisseno ha deciso che spettano loro l’indennizzo e il risarcimento da danno biologico che alla donna, deceduta a 69 anni, era stato negato, quando era in vita, dal ministero della Salute.

La signora, che viveva a Troina, si era accorta di avere contratto l’epatite C solo molti anni dopo le trasfusioni infette, ma le perizie disposte nell’ambito dei processi hanno confermato, in entrambi i casi, il nesso di causalità tra trasfusione e contrazione della malattia. Per la vittima, sebbene lei non lo sapesse ancora, il calvario dell’epatite era cominciato nel 1968. A quella data venne sottoposta a trasfusioni. I primi segni della malattia, però, si manifestarono solo nel 2006 quando arrivò la diagnosi di epatite e le venne prospettata la possibilità che avesse contratto la malattia per una trasfusione.

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