IL CASO

Sevizie in carcere a Enna, la direttrice: «Doveva fidarsi di noi»

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Belelli: «Dal momento in cui la madre ci ha fatto capire cosa stava accadendo, siamo subito intervenuti, mettendolo al sicuro e tutelandolo»

ENNA. «Ci addolora molto quello che è accaduto. E ci dispiace che il giovane non si sia fidato di noi: saremmo intervenuti subito. Dal momento in cui la madre ci ha fatto capire cosa stava accadendo, siamo subito intervenuti, mettendolo al sicuro e attuando tutti gli interventi sanitari e per la sua sicurezza per tutelarlo».

Lo ha detto Letizia Bellelli, direttrice della casa circondariale di Enna, in un’intervista telefonica all’indomani dell’incredibile notizia riguardante gli abusi, anche a sfondo sessuale, ai danni di un trentenne catanese, recluso per il furto di un motorino e divenuto vittima di violenze indicibili. Lo avrebbero torturato per oltre un mese con l'acqua bollente della pasta, che gli gettavano sui piedi; e poi sulle ustioni spalmavano detersivi, sale, aceto. L’avrebbero stuprato, gli avrebbero spento cicche di sigarette nelle parti intime. E poi lo avrebbero minacciato, per costringerlo al silenzio, che, se si fosse ribellato, avrebbero commesso ritorsioni verso i suoi familiari. In cinque gli avrebbero impedito di uscire dalla cella, nel timore che altri notassero le ferite. Sul caso indaga la Procura di Enna. È stata la madre del detenuto a dare l'allarme. La donna ha cominciato a urlare, notando la gravissima tumefazione a un orecchio del figlio. Immediatamente l'uomo è stato sottoposto ai controlli medici e sono stati scoperti i segni delle sevizie. Il giovane rischierebbe di perdere un piede.

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