TRIBUNALE

Molestie telefoniche, una condanna ad Agira

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AGIRA. Chiamate ansimanti nel cuore della notte e ad ogni ora del giorno, al telefonino di una bella ragazza che neppure conosceva. È il più tipico caso di molestie: un uomo che incontra una donna casualmente, si invaghisce di lei e poi, anziché tentare un approccio diretto, decide di procurarsi il suo numero di cellulare, sperando - non in maniera del tutto lucida - che tra uno squillo e un complimento a bassa voce, possa scattare una scintilla.

In questo caso la speranza di un incontro durò sette giorni, dal 5 all’11 maggio del 2011. E per questo è stato condannato adesso ad un’ammenda un quarantaduenne, C.S. di Agira, che dovrà pure risarcire il danno all’oggetto dei suoi desideri, una giovane della provincia che si è costituita parte civile, dopo averlo denunciato descrivendo una situazione insostenibile: si arrivava anche a cinquanta chiamate in un giorno. Quando lei rispondeva, lui si limitava ad ansimare, a esprimere apprezzamenti per la sua voce o a chiedere di conoscerla. La giovane aveva un fidanzato, che a un certo punto ha preso il telefonino ed ha chiamato, a sua volta, il molestatore. A quel punto C. S. senza mezzi termini, si sarebbe pure presentato, dando un nome sbagliato ma il cognome corretto.

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