IL CASO

Valguarnera, il no alla moschea arriva in Consiglio

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VALGUARNERA.  No alla costituzione della moschea a Valguarnera. Peraltro, la più grande in Italia dopo quella di Roma. E, soprattutto, no al rischio di islamizzazione del territorio. Una costruzione che dovrebbe avvenire in seguito all'accordo tra il governo saudita ed i Comuni di Valguarnera, Piazza Armerina ed Aidone con il primo che investirebbe circa 30 milioni di euro, in una prima fase, con la realizzazione di un centro islamico, il «King Salman Cultural and Architectural Islamic Arabic Center», e la nascita, a Valguarnera, di una moschea.

La popolazione, però, dice no e si organizza per protestare ed a Valguarnera è stato costituito un comitato civico che ha ricevuto anche il sostegno ufficiale del Movimento 5 Stelle, del gruppo di opposizione «L' Altra Voce» e dell' associazione «Insieme per Cambiare».

Il comitato civico, nonostante le parole rassicuranti del sindaco Francesca Draià, la quale proprio durante l' assemblea costituente dichiarò che il protocollo era da considerarsi nullo, perché privo della firma vincolante del soprintendente ai beni culturali di Enna, ha approvato un ordine del giorno da sottoporre al consiglio comunale in programma questo pomeriggio al fine di «annullare», in via definitiva, il protocollo.

«L' attuale quadro geopolitico internazionale ci preoccupa tantissimo - spiegano i componenti del comitato civico - e ci fa ritenere inopportuno questo tipo di accordo, nonostante la nostra più totale condivisione della libertà di religione, di culto e il più assoluto rispetto del mondo musulmano». Per loro il rischio è l'«islamizzazione» del territorio.

«E questo - dico no - non lo permetteremo. L' amministrazione comunale, sino ad ora, ha fatto della tutela e della valorizzazione delle tradizioni di Valguarnera, uno dei suoi principali cavalli di battaglia. Pertanto, riteniamo in controtendenza avvallare gli intenti del governo dell' Arabia Saudita, anche se a fronte di un investimento di 30 milioni di euro, da effettuare nel nostro territorio.

Il modo inusuale di sottoscrivere questo accordo, le cui ricadute, soprattutto negative, investirebbero l' intera popolazione - concludono - ci porta a dire che nulla di così rilevante può passare senza la propedeutica informazione e volere della cittadinanza».

Il comitato civico infine, fa appello all' intero consiglio comunale affinché, con un documento unanime, dia un chiaro indirizzo politico che inviti il sindaco Francesca Draià a produrre un atto formale che renda nullo l' accordo d' intesa per la costituzione del "King Sal man Cultural and Architectural Islamic Arabic Center" sottoscritto a maggio».

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