COSA NOSTRA

Il clan leonfortese di Fiorenza era "pericoloso ma ancora agli albori"

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LEONFORTE. Il clan leonfortese di Cosa Nostra, che per i giudici sarebbe stato rimesso in piedi da un gruppetto capeggiato dall’imprenditore Giovanni Fiorenza, detto “sacchinedda”, era solo agli albori quando fu decapitato dall’operazione Homo Novus, condotta dagli agenti del Commissariato di Leonforte e della Squadra Mobile di Enna.

Per questo la Corte d’assise di appello di Caltanissetta, presieduta da Letterio Aloisi e composta dai consiglieri Giovanbattista Tona e Andreina Occhipinti, ha ridotto le pene inflitte ai sette imputati, tra cui proprio il presunto boss. Sono state depositate solo adesso le motivazioni della sentenza, emessa la scorsa estate.

Ed emergono anche altre argomentazioni. Secondo i giudici, in primo grado, con il giudizio abbreviato, proprio in virtù della fase “embrionale” del clan leonfortese, si sarebbero dovuti applicare i cosiddetti “minimi edittali”, cioè il minimo della pena.

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