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GUSTO

Dall’orzo al malto a chilometri zero, così nasce la birra made in Sicily

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Si realizza un prodotto legato al territorio di origine, mentre le aziende puntano a mercati diversi. La zona centrale dell’Isola è adatta alla sua coltivazione, che richiede ambienti caldo-aridi

RAGUSA. Già Ippocrate nei suo scritti lo elogiava per le sue proprietà medicamentose. Ma se per diverso tempo sembrava quasi scomparso, in questi ultimi anni l’orzo sta tornando nuovamente alla ribalta nelle nostre tavole. Oltre che per il suo gusto, tutti riconoscono in questo antico cereale delle proprietà benefiche: non solo fonte di carboidrati e proteine, ma grazie alla naturale presenza di ß-glucani nella granella risulta importante per la produzione di vari alimenti con proprietà salutistiche.

Infatti, queste sostanze risultano utili nel rallentare l'assorbimento dei carboidrati degli altri alimenti e quindi viene sfruttato per abbassare la glicemia. Ottimo ingrediente di mille ricette ma anche fonte di malto per le produzioni birraie. La Sicilia del resto vanta diversi microbirrifici ed è sulla produzione di orzo made in Sicily che di recente si sta puntando per l'ottenimento di una birra al 100% siciliana. Da un lato si realizza un prodotto sempre più legato al territorio di origine, dall'altro per le aziende cerealicole si prospettano mercati diversi a cui rivolgersi rappresentando così la produzione di orzo una nuova fonte di reddito. «L'orzo - dichiara Nino Virzì, ricercatore presso il Centro di ricerca per l'Agrumicoltura e le Colture Mediterranee (Cra-Acm) di Acireale - rappresenta, in termini di superfici investite, la seconda specie cerealicola in Sicilia con i suoi 18.900 ettari e la sua coltivazione è generalmente associata alla presenza di allevamenti zootecnici e di industrie mangimistiche».

Intanto è già da qualche anno la Paul Bricius di Vittoria ha deciso di coltivare in proprio l'orzo per la produzione della birra coltivandolo in terreni assolati nel centro della Sicilia, zona eletta alla coltivazione dei cereali. Ed è questa azienda che ha dato il suo contributo ad un importante progetto di ricerca condotto in questi anni in Sicilia dalle maggiori istituzioni di ricerca e di ricerca applicata, fra cui il Cra-Acm di Acireale, che ha studiato in Sicilia l'adattabilità delle varietà di orzo da zootecnia e da malto caratterizzandole dal punto di vista agronomico e qualitativo. «Tale lavoro - spiega il ricercatore - ha consentito di individuare i genotipi dotati di resistenza alle principali avversità biotiche e abiotiche tipiche degli ambienti caldo-aridi mediterranei e di evidenziare le potenzialità della coltura ordeicola in Sicilia».

L'orzo può rappresentare, dunque, una coltura sulla quale scommettere per il futuro ciò per la sua rusticità e per i bassi costi colturali, ma anche perché rispetto al frumento duro risulta essere spesso più indicato per gli ambienti caratterizzati da marcati fattori limitanti. «Ciò consente l'ottenimento di rese superiori - conclude Nino Virzì- ed offre agli agricoltori ulteriori opportunità e nuovi sbocchi di mercato, puntando sulla vocazionalità degli ambienti di coltivazione, sulla corretta scelta varietale, sul successo delle produzioni tipiche, su produzioni di buona qualità tecnologica e sanitaria, su accordi di filiera e contratti di coltivazione, sulla valorizzazione commerciale delle produzioni siciliane».

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