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Delitto Scialfa, trovata collanina vicino alla tomba della ragazza

In corso ulteriori esami di laboratorio per confrontare le dichiarazioni rese da Lo Presti nell’interrogatorio

ENNA. Francesco Lo Presti 34 anni, che il 24 aprile scorso ha ucciso la fidanzata Vanessa Scialfa, 20 anni, sarebbe dovuto comparire giovedì scorso 18 ottobre, la stesso giorno nel quale si è celebrato l'incidente probatorio, anche in una altro processo che lo vede imputato per guida sotto l'effetto di sostanza stupefacenti per un fatto commesso nel natale del 2009.

L'udienza però è stata rinviata perche Lo Presti, che in questo procedimento è assistito dall'avvocato Mauro Lombardo, presenziava all'udienza che si è tenuta in Camera di Consiglio e il giudice Giovanni Milano era assente. Intanto trapela che, insieme alla scheda telefonica del cellulare di Vanessa, probabilmente una copia rispetto all''originale che era stata smarrita la prima, rotta la seconda, gli inquirenti avrebbero ritrovato, sempre nei pressi della tomba della ragazza, anche una collanina della vittima.

Le indagini, guidate da Giovanni Cuciti, capo della squadra mobile, continuano, per fare luce su un caso che sembrava essere già risolto ma che, invece, lascia ancora tanti dubbi. Sono, infatti, in corso ulteriori esami di laboratorio per confrontare le dichiarazioni rese dal Lo Presti durante l'interrogatorio e l'ipotesi di come sarebbero andati i fatti. L'omicida, infatti, ha dichiarato, subito dopo avere fatto trovare il corpo di Vanessa in un fosso ai margini della miniera di Pasquasia, due giorni dopo la scomparsa, che avrebbe ucciso per gelosia. Vanessa, secondo quanto raccontò quel 26 aprile, lo Presti al giudice Augusto Rio lo aveva, durante un rapporto amoroso, chiamato con il nome del suo ex.

L'azione omicidiaria, e questo lo confermerebbe anche l'autopsia, potrebbe essere durata minuti. L’assassino non tenta di salvarla, ma va avanti e dopo averla uccisa, pulisce la casa con la candeggina, risponde alle telefonate dei signori Scialfa che sono preoccupati perche non riescono a mettersi in contatto con la figlia, avvolge il corpo in un lenzuolo, scende le ripide scale del suo appartamento, carica il corpo in macchina, percorre la provinciale fino alla miniera e getta il corpo. La tempistica però sembra non convincere gli inquirenti che vogliono capire se Lo Presti, fisico asciutto anche se nervino, sia stato aiutato da qualcuno per lo meno a disfarsi del cadavere della povera ragazza.

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