Leonforte, licenziamenti illegittimi Reintegrati al lavoro quattro operai

Il caso alla Cogen, società collegata alla società Acqua Enna, che si occupa dei lavori alle reti idriche provinciali

ENNA. Il tribunale del Lavoro di Enna ha ordinato il reintegro di quattro operai generici che erano stati licenziati dal Cogen, una società collegata alla società Acqua Enna, che si occupa dei lavori alle reti idriche della provincia.  Il tribunale del lavoro di Enna ha ordinato il reintegro di Salvatore Ilardo, Francesco Salpetro, Serafino Di Salvo e Paolo Varveri, quattro lavoratori che erano stati licenziati, secondo il giudice Massimiliano De Simone, in maniera «illegittima».


Si tratta di un provvedimento di primo grado, dunque impugnabile in appello da parte dell'azienda.  Sta di fatto che il giudice ha accolto, salvo una parziale soccombenza, il ricorso presentato dai legali dei quattro operai, gli avvocati Pietro Sciortino e Giuseppe Greco. I quattro dovranno essere reintegrati e risarciti: il giudice ha condannato la società a reintegrare i ricorrenti nel posto di lavoro e a risarcire loro il danno subito, in misura pari a tutte le retribuzioni che avrebbero percepito lavorando, dal giorno del licenziamento a quello della reintegra. I quattro erano stati licenziati dopo la chiusura del cantiere della rete idrica di Gagliano Castelferrato, dove avevano lavorato.


Ma prima erano stati assunti con contratti a tempo indeterminato e con qualifica di operaio generico, e quando furono licenziati - ricorda il giudice - erano aperti altri cantieri a Calascibetta, poi chiuso, e Pietraperzia. Il giudice De Simone nella sua sentenza ha ricordato l'orientamento della Corte di Cassazione, che distingue all'interno del personale dipendente delle imprese edili, "da un lato i lavoratori assunti per una commessa determinata, per l'espletamento di singole fasi dei lavori, la cui ultimazione integra gli estremi di un giustificato motivo oggettivo di licenziamento individuale, anche se plurimo"; «dall'altro, i lavoratori che fanno parte dell'organico permanente, che costituiscono il nucleo stabile dell'impresa, per i quali si applica la disciplina dei licenziamenti collettivi e per cui l'eventuale crisi di mercato o contrazione dell'attività richiede, ai fini della legittimità dell'atto finale di recesso, il necessario compimento delle prescritte procedure di consultazione e esame congiunto, sindacali e amministrative».  I quattro appartenevano alla seconda categoria.


Da questo discende che, secondo il giudice, «solo i lavoratori assunti per far fronte a specifiche e temporanee esigenze professionali dell'impresa edile possono essere licenziati al venir meno di tali esigenze». Per questo è stato ordinato il reintegro. «Giustizia è fatta - dice l'avvocato Greco -. C'è molta soddisfazione fra i lavoratori perché hanno ottenuto il reintegro, anche se a distanza di un anno e mezzo: dovranno reintegrarli e pagare tutti i contributi. Ho già attivato le procedure esecutive per la sentenza».

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